L’ultimo harem

Di Angelo Savelli
Con Serra Yilmaz, Valentina Chico, Riccardo Naldini

“C’era una volta e non c’era una volta,in un tempo in cui il setaccio stava nella paglia, i cammelli erano pulci e le pulci cammelli, quando io cullavo mia madre nella sua culla, tre mele caddero dal cielo: la prima sulla testa di chi racconta la storia, la seconda sulla testa dei personaggi, la terza sulla testa di chi ascolta”. 

Uno spettacolo che giunge all’ottavo anno di repliche con un tutto esaurito ad ogni edizione e prenotazioni già per il prossimo anno. E’ diventata una piccola leggenda del teatro a Firenze, piccola perchè ospita ad ogni replica un pubblico di circa 150 persone. Possiamo dire che l’atmosfera si fa “intima”… il pubblico accede al palco allestito ad arena  (non comodissima , ahimè, chi si è fregato i cuscini?), siamo in un Harem/Hammam: vapori , incensi profumati e gorgoglio di acqua, un atmosfera affascinante a pochi metri dagli attori.La prima parte è ambientata all’interno dell’Harem:  l’insinuante eunuco Sumbul (il poliedrico Riccardo Naldini) annuncia il probabile arrivo notturno del sultano che potrebbe scegliere tra le sue favorite la seducente e indomita circassa,  Humeyra (la fresca Valentina Chico), ad attendere il sultano con lei c’è la guardiana dell’harem (Serra Yilmaz) . La guardiana spiega alla giovane circassa come attrarre e se e intrattenere a oltranza il sultano. L’ispirazione giunge da “Le mille e una notte”. La voce pacata, calma e scandita di Serra Yilmaz ci conduce con abilità dentro una storia nella storia,  in una narrazione che avvolge lo spettatore e  lo immerge nella dimensione della novella .

Sfatando le stereotipizzazioni occidentali, le donne dell’harem non sono semplicemente il sollazzo sessuale del Sultano, ma donne che grazie a bellezza, cultura e abilità possono raggiungere posizioni di potere all’interno dell’Harem. L’Harem però, diventa una prigione nella quale l’uomo rinchiude la donna nell’intento di possederla, per riservarla a se stesso arriva anche a sminuirla, come vediamo nella seconda parte.

La Novella muta con un salto un po’ “traumatico” per lo spettatore che viene calato nel mondo odierno. La donna resta ancora schiava della quotidianità e di alcuni ruoli sociali ed esprime maggiormente le sue contraddizioni. Divisa tra il desiderio di indipendenza e di fuga dalla quotidianità, alla ricerca di condizioni migliori, essa mantiene viva  la necessità di legarsi all’uomo attraverso il potere seduttivo.

Si svolge tutto in un atto unico, benchè suddiviso in 2 parti, all’interno di una scenografia statica dove il fondale cambia attraverso delle proiezioni sul telo che accompagnano lo spettacolo. Sono gli attori a dare dinamicità alle scene con cambi di abito e di luci.  Il trio è ormai collaudatissimo e mai cambiato in otto anni, offrendo uno spettacolo godibile ricco di spunti di riflessione.

Un excursus della condizione femminile in oriente come in occidente, l’Ultimo Harem resta una metafora del rapporto contrastato e avverso che unisce e divide la donna e l’uomo.

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Questa voce è stata pubblicata in Teatro.

Un commento su “L’ultimo harem

  1. Che bella recensione! Come hai detto te Arianna, spettacolo godibile (tranne che per la sistemazione del pubblico, la schiena da metà in poi urlava: “Speriamo finisca prestoooo!!!”).
    Discreto spettacolo, apre interrogativi interessanti. E bravi gli attori, tutti e tre. Serra Yilmaz poi probabilmente fa sempre se stessa, ma spicca perché credo debba avere una specie di talento spontaneo, o carisma, o quel che è.
    P.S. Occhio al Jinn !!!

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