“Recensione di pancia”: il Giulio Cesare di Alex Rigola

gc-fg-4Arrivano i lupi. Il branco.
Nel frastuono di una musica punk si spingono, pogano, a tratti giocano, per poi mordersi subito dopo l’un l’altro, in un groviglio caotico e indistinto.
Si svelano le maschere. Mezzi uomini e mezzi lupi, vestiti di magliette bianche e bretelle nere, richiami di kubrickiana memoria. Sguardi fini e soddisfatti, li potresti quasi sentire fischiettare, i lupi. Cassio ha la voce ora graffiante, ora sibilante, ritratto dell’invidia crescente che gli ha lentamente avvelenato l’anima. Bruto tradisce il suo nome, agnello circuìto a diventare un lupo “per il bene della democrazia”. Per un male necessario.
Nella notte che precede le idi di Marzo, il cielo e la terra sono la scenografia di funerei presagi; lampi e tuoni sordi, quasi innaturali, e un leone che vaga libero per il Campidoglio. Guardinghi, i lupi girano come ombre per la città e si presentano a turno dall’agnello per sedurlo con le loro parole. Un solo spiraglio di amore, sospeso nello spazio e nel tempo: un abbraccio, vero e profondo, ma che non sarà sufficiente a Porzia per entrare nei pensieri e nel fardello del marito. Ingannato dalle false adulazioni, o forse tradito dal suo stesso ego, Cesare si presenta spavaldo al suo appuntamento con la morte. Il branco lo aspetta, lo circonda…li puoi quasi sentire fischiettare, i lupi..
I segni della mattanza sui vestiti, le mani grondanti di sangue, il rosso e il bianco. Cesare è morto.
Marco Antonio è in un primo momento stordito, remissivo. Poi il suo sguardo cambia…la mente è sopraffina..Cesare avrà la sua vendetta. Marco Antonio, la volpe in mezzo ai lupi. ..E Cassio lo aveva messo in guardia il branco…
Le parole che confondono e seducono, la volpe fa il doppio gioco durante l’elogio funebre: non hanno forse agito per un bene superiore i cospiratori? Un male necessario. Poi mostra e racconta ogni fendente assestasto sulla vittima, ed infine, il colpo da maestro: il testamento di Cesare “tiranno, nemico e pericolo della democrazia”.
La platea è la piazza e la piazza urla: vendetta!
Guerra.

L’attore corre, la musica incalza.
L’attore corre. Sembra una danza.
L’attore corre, sembra una danza.

E poi, il rumore del mare.

I lupi, il branco, voci, sguardi, parole, immagini, musica, vibrazioni, movimento.
Questo è stato il mio Giulio Cesare. Non racconta, non ha logica….ma in fondo questa è solo una recensione di pancia.

“Giulio Cesare” – regia di Alex Rigola

Teatro Metastasio, 28 Gennaio 2018

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