Morte di Danton – “La Storia come macchina infernale di illusioni” (cit. Mario Martone)

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Morte di Danton è un dramma in quattro atti del giovanissimo scrittore e drammaturgo tedesco Georg Büchner dal titolo originale di Dantons Tod, scritto tra il gennaio e il febbraio 1835. Con la regia di Mario Martone, che dirige ventinove attori in scena tra i quali Giuseppe Battiston (nel ruolo di Danton) Paolo Pierobon (nel ruolo di Robespierre) Iaia Forte e Paolo Graziosi, Morte di Danton è ambientato negli ultimi giorni del Terrore.

Il dramma racconta la caduta di Georges Jacques Danton nel 1794 e la rivalità con Maximilien Robespierre. Entrambi sono attori principali della Rivoluzione francese e prima di essere avversari sono stati alleati e amici. Sia Danton che Robespierre sono uniti dal volere perseguire un bene comune, la libertà, ma sono rivali nel volerla raggiungere in modi differenti. Danton ha una visione del mondo liberale e tollerante Robespierre invece, esponente di spicco del Giacobinismo, si oppone con intransigenza alle forze rivoluzionarie moderate riuscendo a prevalere attraverso un potere dittatoriale.

Un bravissimo Giuseppe Battiston nell’interpretazione di Danton, un uomo che non colpevolizza le persone meno rivoluzionarie favorevoli comunque alla libertà. Danton vive di piaceri ed è capace di prendere decisioni nei momenti importanti. L’estremismo di alcune personalità della Rivoluzione francese è da ostacolo alla libertà di espressione da parte di persone più moderate come Danton. Quest’ultimo viene accusato di corruzione per essere complice di un’attività antirivoluzionaria.

Robespierre per difendere i valori della libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza è disposto a lottare per il bene del popolo ma dopo la Rivoluzione francese attua misure dittatoriali facendo pesare sul popolo stesso le proprie azioni. Per quanto il pensiero di Robespierre rispecchia le idee dell’Illuminismo, in particolare quelle di Jean-Jacques Rousseau egli attraverso la dittatura dei Giacobini è favorevole a numerose esecuzioni di coloro che sono considerati nemici della Rivoluzione francese. Esistono tuttavia pensieri diversi da parte degli storici e dei contemporanei tra chi lo considera un estremista e chi lo ritiene un idealista devoto alla causa rivoluzionaria della Repubblica fino al sacrificio della stessa vita.

Il regista Mario Martone afferma che esistono dei testi leggendari considerati difficili da realizzare per la complessità e per il grande impegno produttivo richiesto, ed è un’opportunità da non perdere quella di assistere a una loro rappresentazione teatrale. Mario Martone accomuna Leopardi a Buchner per la visione della Storia come macchina infernale di illusioni e al tempo stesso l’illusione come necessità vitale per l’essere umano. Il regista sostiene che quando cominci a leggere Morte di Danton ti accorgi di entrare subito nel vivo degli argomenti. Il testo ti immerge nel mondo della Rivoluzione Francese e ti fa entrare nel merito delle questioni come se tu già conoscessi gli avvenimenti… . La scenografia rispecchia in modo autentico l’epoca nella quella il dramma è ambientato e diventa interessante osservare la vita di Danton, di Robespierre e del popolo dopo avere fatto riaffiorare alla mente gli eventi pre, durante e post Rivoluzione francese.

 

Claudia 

visto al teatro della Pergola il giorno 13 maggio 2017.

Medea – una tragedia senza tempo

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Medea per la regia di Gabriele Lavia con Federica Di Martino, Simone Toni, Mario Pietramala, Giorgio Crisafi, Angiola Baggi, Francesco Sferrazza Papa è una tragedia di Euripide andata in scena per la prima volta ad Atene nel 431 a.C.

Medea aiuta Giasone e gli Argonauti a conquistare il vello d’oro e successivamente si trasferisce a Corinto con Giasone che sposa e con il quale ha due figli. È una donna che viene da un altro paese, il Caucaso, con tradizioni, usi, costumi e modi di fare diversi. Dopo qualche anno il marito ripudia Medea per sposare Glauce la figlia di Creonte re di Corinto. Il matrimonio con Glauce è per interesse infatti Creonte darebbe a Giasone il diritto di successione al trono sposando la figlia. Medea si lamenta con il coro delle donne corinzie della fine del suo matrimonio. Lei non sente ragioni e continua nella sua convinzione attuando una vendetta senza confidarla a nessuno.

I personaggi della tragedia assecondano Medea pensando che dei suggerimenti da parte delle donne corinzie, degli ordini di Creonte o le motivazioni di Giasone siano sufficienti per mettere a tacere il suo desiderio di ribellarsi. In particolare le donne corinzie comprendono inizialmente la sofferenza della donna ma quando rivela la sua natura feroce le urlano tutto il loro disprezzo e Medea nuda sotto la doccia con l’acqua che le scorre sul corpo è consapevole che non c’è niente che possa purificarla da se stessa.

Gabriele Lavia ha voluto riadattare la tragedia ai giorni nostri e l’ha fatto partendo proprio dall’ideazione di una scenografia semplice formata da una cucina con un tavolo, delle panche di legno, un letto e un bagno. I momenti di maggiore tensione sono accompagnati dai suoni di tamburi che fanno da sfondo a una tragedia senza tempo. Disgrazie come la vendetta di Medea accadono ancora oggi ma ci sono spesso segnali che non vengono riconosciuti come gravi e per questo sottovalutati.

Un’interpretazione unica quella del ruolo di Medea da parte dell’attrice Federica di Martino che nel modo di parlare e di muoversi con il corpo rivela la massima espressività. Vale la pena andare a teatro quando ciò che viene visto e udito smuove qualcosa nella spettatrice e nello spettatore come in Medea dove le attrici e gli attori sono riusciti a trasmettere la differenza tra una sana passione come quella per la recitazione e quella malata di Medea nei confronti della realtà.

 

Claudia

visto al teatro della Pergola

il giorno 23 aprile 2017.

Una giornata particolare – oltre ogni logica

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Una giornata particolare, con la regia di Nora Venturini, è una trasposizione teatrale dell’omonimo film di Ettore Scola. I personaggi principali sono Gabriele, interpretato da Giulio Scarpati e Antonietta interpretata da Valeria Solarino.

6 maggio 1938, è la giornata della visita di Hitler a Roma in presenza di Mussolini. Antonietta, moglie di un usciere e madre di sei figli, prepara la colazione, sveglia la famiglia e aiuta i figli e il marito a prepararsi per la parata mentre lei rimane a casa. Antonietta è fedele alla gerarchia di genere e all’alta fertilità come valori da rispettare. Suo marito rappresenta l’immagine dell’uomo nuovo fascista che deve ingravidare la moglie il più frequentemente possibile. Una volta sola in casa e impegnata fra le varie faccende domestiche apre la gabbia del pappagallo Rosmunda per dargli da mangiare ma questo vola via e si ferma sul davanzale del suo dirimpettaio, lei bussa alla sua porta e ad aprirle è Gabriele, ex annunciatore dell’EIAR. Gabriele prepara la valigia in attesa di andare al confino perché omosessuale e medita l’idea di suicidarsi.

Antonietta, ignara dell’omosessualità di Gabriele, scopre in lui un uomo appassionato di lettura e di ballo, la rumba in particolare della quale le insegna qualche passo con una spensieratezza pronta a far posto subito dopo alla malinconia. Nasce tra loro una complicità che per Antonietta è una vera e propria passione repressa nel tempo perché come dice lei stessa: “è mio marito che comanda di giorno e di notte”. Gabriele dichiara di essere scapolo, costretto a pagare una tassa sul celibato come misura “negativa” affermando “come se la solitudine fosse una ricchezza” e spiegando ad Antonietta la follia degli ideali del fascismo.

Mentre Antonietta ritira i panni sul terrazzo lui la accompagna e durante questa scena lei lo bacia, con i canti fascisti di sottofondo, e Gabriele la rifiuta dichiarando la sua omosessualità. Antonietta gli dà uno schiaffo. Giulio Scarpati interpreta molto bene la sofferenza di Gabriele che reagisce urlandole il dolore che prova nel non poter vivere liberamente la propria sessualità e quindi la propria vita. Entrambi tornano ognuno nelle proprie case ma poco dopo lei lo raggiunge per scusarsi del suo gesto. Antonietta confida i continui tradimenti del marito e l’umiliazione che prova al riguardo affermando “con un ignorante puoi fare qualunque cosa non c’è rispetto”. Gabriele si rende conto ancora di più dell’onestà di Antonietta, una delle poche persone che gli parlano. Lo schiaffo che lei gli ha dato diventa così una carezza. Il loro rapporto cambia e diventa sincero. Lei vuole consumare il suo desiderio e riesce a creare una complicità tale che fanno pace non solo con l’anima ma anche con il corpo accompagnati dalle tristi musiche del fascismo che trasmettono la frustrazione di due persone consapevoli della propria esistenza.

Valeria Solarino riesce benissimo a tirare fuori le sensazioni che Antonietta prova che crescono al ritorno della famiglia, dove tutti mangiano a tavola ma le luci sono solo su di lei. La famiglia intorno è come assente e Antonietta è assorta nei suoi pensieri. Così come Rosmunda è tornata in gabbia anche Antonietta torna nella sua “gabbia”. Il suo ruolo di donna viene messo da parte e il suo corpo si muove scollegato dalla mente e dai desideri. Ogni parola, battuta o gesto volgare del marito fanno crescere in lei una profonda amarezza. Dedicare la propria vita alla cura dei figli e della famiglia è gratificante e ammirevole quando è una scelta. Nel caso di Antonietta l’affetto verso i figli non può compensare lo squallore e la malinconia di un’epoca storica che non le permette a pieno esprimersi. Ha con sé però un libro che le è stato regalato da Gabriele simbolo di speranza per l’indipendenza della donna.

Con Antonietta e Gabriele sono evidenti l’assenza dei diritti della donna e della libertà di amare. Incontri come il loro fanno crescere la consapevolezza che esiste l’opportunità di lottare per la propria emancipazione. La società di oggi è caratterizzata da una maggiore libertà che però delle volte rifiutiamo per fare spazio alle convenzioni sociali senza renderci conto di quanto sia grave rinunciare a essere noi stessi.

 

Claudia 

Visto al Teatro della Pergola

il giorno 2 marzo 2017.

con Giulio Scarpati e Valeria Solarino
di Ettore Scola e Ruggero Maccari
adattamento Gigliola Fantoni
con Giulio F. Janni
e Anna Ferraioli, Matteo Cirillo, Paolo Minnielli, Federica Zacchia
scene Luigi Ferrigno
costumi Marianna Carbone
luci Raffaele Perin
video e suoni Marco Schiavoni
regia Nora Venturini
produzione Compagnia Gli Ipocriti
foto di scena Lanzetta Capasso

Elvira- “Fenomenologia della creazione del personaggio” (cit. Toni Servillo)

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Toni Servillo presenta Elvira da Elvire Jouvet 40 in cui Brigitte Jacques trascrisse le Sette lezioni di Louis Jouvet a Claudia sulla seconda scena di Elvira nell’atto IV del “Don Giovanni” di Molière tenute da febbraio a settembre 1940. Claudia, nome fittizio di Paula Dehelly, è chiamata a recitare il ruolo di Elvira la sposa di Don Giovanni il quale la inganna abbandonandola. Don Giovanni ed Elvira sono personaggi tipo inscenati dal commediografo Molière. Lei cerca la salvezza dell’amato dai suoi peccati e lui fa tutto il possibile per nascondere la sua falsità. Innamorata di un uomo, Don Giovanni, al punto di dimenticare se stessa, vive con l’ansia che la fine di questo amore sia la fine di tutto. Una donna sincera di sentimenti che chiede al Cielo di fare giustizia.  C’è ancora una scarsa consapevolezza in Elvira che l’amare quest’uomo lo rende un “Don Giovanni”. Riflessioni queste che mi fanno pensare quanto sia complesso recitare il suo ruolo. Don Giovanni, interpretato da Francesco Marino, è un uomo abituato a giocare con i sentimenti delle donne per vantaggio personale. Sganarello, servo di Don Giovanni, viene interpretato da Davide Cirri.

Toni Servillo recita con una bravura sconvolgente il ruolo del maestro Louis Jouvet. Il maestro è particolarmente apprensivo verso l’interpretazione del personaggio di Elvira da parte della sua allieva. È così reale quando rimprovera a Claudia la sua incapacità di recitare con sentimento e di non riuscire a esternare la sensibilità del personaggio. La causa di ciò è per lui l’orgoglio, perché ripetere un monologo senza interpretarlo, con la sola tecnica è un non voler aprire se stessa al personaggio e allora come dice il maestro lei “non è una attrice ma un’imbrogliona”.

Claudia, una giovane allieva ebrea interpretata da Petra Valentini, è snervata e a tempo stesso eccitata da questi otto mesi nei quali il maestro la critica per ogni parola sbagliata, la “umilia” davanti ai compagni ma infondo è proprio la ricerca del dolore dentro di sé che le permette poi di scoprire il personaggio. L’allieva mostra la sua difficoltà nell’interpretare il ruolo di Elvira, in quanto come dice lei stessa è un ruolo così lontano da sé che non riesce a recitarlo come vorrebbe. “Lei non parla a Don Giovanni, ma parla a se stessa” le spiega il maestro. Ogni volta che interpreta la parte, Louise Jouvet la interrompe e le dice quando e come ripetere una parola o un gesto. Lo spettacolo è un continuo e interessante lavoro dell’allieva su parole, battute, discorsi, emozioni ma cercando di farlo sempre in modo diverso per raggiungere l’essenza del personaggio. Il maestro vuole portarla esattamente a provare quell’emozione e quella sofferenza che prova Elvira. Claudia vuole riuscire a interpretare la parte come lui le suggerisce, riuscire ad amare quest’uomo, a soffrire per lui per arrivare al sentire di Elvira.

Il soggetto principale in questo spettacolo è Claudia. È lei stessa che si mette in discussione come attrice. Louise Jouvet lascia l’allieva libera di esprimersi in un momento storico drammatico che è quello della Seconda guerra mondiale.

 

Claudia 

Jouvet 40 di Brigitte Jacques Gallimard

regia Toni Servillo

e con Petra Valentini, Francesco Marino, Davide Cirri

visto domenica 19 febbraio 2017

al Teatro Niccolini di Firenze.

“Fratto_X” – La voce della verità

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Siamo fuori dagli schemi, non ci sono attori, personaggi, parti, atti, pause e regole ma libere interpretazioni. Le originali costruzioni di Flavia Mastrella fatte da fasci di tessuto sottile, fanno da accompagnamento al performer Antonio Rezza che per cominciare distrugge un palloncino su un oggetto telecomandato affermando “la spensieratezza va stroncata alla nascita”.

Di stampo umoristico Antonio Rezza riempie la sala di persone che ridono dall’ inizio alla fine. Esprime un pensiero, senza soffermarsi a lungo e senza essere pesante, verso ciò che di più triste ci circonda. L’oggetto telecomandato, Rocco che fa la voce di Rita, gli individui che si scambiano la voce e le figure religiose che pregano sono tutte chiare immagini di come siamo condizionati, soli, pieni di regole e di stereotipi.

Antonio Rezza non vuole lanciare un messaggio sulla società attuale ma desidera con ironia mostrare la realtà attraverso l’arte. Senza fare una denuncia sociale sui tabù prende l’iniziativa di abbassare i suoi pantaloni per pochi secondi e questo dimostra forse più di tutto come un semplice gesto spontaneo possa essere visto come sbagliato dalla società nella quale viviamo. Con Fratto_X lo spettatore ha la capacità di “mettersi in discussione” come persona ricredendosi del proprio ruolo nella vita, fino a comprendere che in realtà un ruolo forse non esiste.

Claudia

Visto venerdì 10 febbraio al Teatro Puccini.

Fratto_X di Flavia Mastrella Antonio Rezza
con Antonio Rezza
con Ivan Bellavista e con tre attori-performer
mai scritto da Antonio Rezza
habitat di Flavia Mastrella

Il berretto a sonagli – “ragione e pazzia”

Sebastiano Lo Monaco dirige e interpreta, Il berretto a sonagli di Pirandello (1916).

Nel primo atto c’è Beatrice seduta sulla sedia in vimini che vuole denunciare al delegato Spanò il tradimento di suo marito con la moglie del suo scrivano Ciampa, che ne è a conoscenza ma tace, per proteggere il suo onore.

Beatrice Fiorica inizialmente sicura di sé, nasconde invece una grande debolezza. L’ironico Ciampa, farà spazio poi a un’immagine di lui più drammatica. Un alternarsi di emozioni tra Ciampa e Beatrice fa sì che entrambi inizialmente appaiono sicuri e determinati nelle loro posizioni anche se opposte, lei nel voler smascherare il marito e lui nel voler tenere tutto ben nascosto, concluderanno poi la commedia mettendo a nudo se stessi con le loro fragilità.

La vera voce della commedia è la tutela dell’apparenza. Sono i valori sociali che devono essere rispettati. La stessa Beatrice che inizialmente sembra forte nel far valere i propri diritti di moglie e di donna disposta a tutto per dimostrare la verità poi si lascia influenzare dalla realtà circostante e per fare apparire tutto come una sua invenzione, si finge pazza. Ciampa non ha scrupoli nel partecipare alla finta follia di Beatrice, così come lui anche la madre di lei e gli altri personaggi della commedia.

Nella commedia Il berretto a sonagli, il ruolo dominante è dei traditi che sono pedine di una società che non vuole scandali e preferisce una bugia di comodo piuttosto che una sana verità.

 

Claudia

Visto al Teatro della Pergola di Firenze

Il giorno 22 gennaio 2017.

 

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Finalmente uno spettacolo diverso – “Utoya”

utoLo spettacolo “Utoya” nasce come una riflessione riguardo gli attentati accaduti in Norvegia il 22 luglio 2011 in particolare quello avvenuto sull’isola di Utøya.

La scelta è stata quella di raccontare tale avvenimento attraverso persone prima, durante e dopo l’accaduto. Gli attori Mattia Fabris e Arianna Scommegna sono riusciti a interpretare tre storie diverse alternandole in un tempo di 75 minuti; da due agenti della polizia a un fratello e una sorella fino ad arrivare a due genitori preoccupati per la figlia che sanno si trova sull’isola.

Sei vite diverse vengono messe alla prova da un evento traumatico che le stravolge completamente.

Quando i genitori scoprono che c’è stato un attentato a Utøya affrontano la speranza che la figlia sia viva, esternando tutte le loro emozioni. Sia la mamma che il papà lanciano delle urla piene di senso di colpa per avere avuto l’iniziativa di far andare la figlia sull’isola, completando la scena e rendendola ancora più vicina alla realtà.

Lo spettacolo ha raccontato con umiltà la tragedia di Utøya e cosa ha scatenato nelle persone che l’hanno vissuta.

 

Claudia

Visto al Teatro Magnolfi di Prato

domenica 15 gennaio 2017