XXI Incontro di metà anno – Allievi Officina Teatro ‘O

XXI Incontro di metà anno

Allievi Officina Teatro ‘O

 

Benvenuti alla XXI edizione dell’incontro di tutti gli allievi Officina Teatro ‘O!

Una giornata dedicata a tutti gli allievi della nostra scuola di teatro e da loro

gestita

interpretata

cucinata

L’occasione per condividere con gli altri compagni QUALSIASI oggetto, foto, canzone, fantasia, brano teatrale, video, poesia… per raccontarsi o narrare una storia

Addio respirazione in 4 tempi

Addio dizione, tazze strette e Biribaula

Addio camminate teatrali con velocità e calzini antiscivolo…

Ma solo stare insieme

…e condividere passioni e buon cibo!

 

La serata continuerà con cena organizzata, cucinata e mangiata da parte di tutti gli allievi

Domenica 11 Febbraio dalle ore 17

Allievi Corso Base, Corsi Avanzati e LAB ‘O Officina Teatro ‘O

 

Officina Teatro ‘O

scuola di teatro a Firenze dal 1996

Info ed iscrizioni
Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

Sito: www.teatroo.it

Mail: info@teatroo.it

Blog: officinateatroo.wordpress.com

Facebook: www.facebook.com/pages/Officina-Teatro-O

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“Recensione di pancia”: il Giulio Cesare di Alex Rigola

gc-fg-4Arrivano i lupi. Il branco.
Nel frastuono di una musica punk si spingono, pogano, a tratti giocano, per poi mordersi subito dopo l’un l’altro, in un groviglio caotico e indistinto.
Si svelano le maschere. Mezzi uomini e mezzi lupi, vestiti di magliette bianche e bretelle nere, richiami di kubrickiana memoria. Sguardi fini e soddisfatti, li potresti quasi sentire fischiettare, i lupi. Cassio ha la voce ora graffiante, ora sibilante, ritratto dell’invidia crescente che gli ha lentamente avvelenato l’anima. Bruto tradisce il suo nome, agnello circuìto a diventare un lupo “per il bene della democrazia”. Per un male necessario.
Nella notte che precede le idi di Marzo, il cielo e la terra sono la scenografia di funerei presagi; lampi e tuoni sordi, quasi innaturali, e un leone che vaga libero per il Campidoglio. Guardinghi, i lupi girano come ombre per la città e si presentano a turno dall’agnello per sedurlo con le loro parole. Un solo spiraglio di amore, sospeso nello spazio e nel tempo: un abbraccio, vero e profondo, ma che non sarà sufficiente a Porzia per entrare nei pensieri e nel fardello del marito. Ingannato dalle false adulazioni, o forse tradito dal suo stesso ego, Cesare si presenta spavaldo al suo appuntamento con la morte. Il branco lo aspetta, lo circonda…li puoi quasi sentire fischiettare, i lupi..
I segni della mattanza sui vestiti, le mani grondanti di sangue, il rosso e il bianco. Cesare è morto.
Marco Antonio è in un primo momento stordito, remissivo. Poi il suo sguardo cambia…la mente è sopraffina..Cesare avrà la sua vendetta. Marco Antonio, la volpe in mezzo ai lupi. ..E Cassio lo aveva messo in guardia il branco…
Le parole che confondono e seducono, la volpe fa il doppio gioco durante l’elogio funebre: non hanno forse agito per un bene superiore i cospiratori? Un male necessario. Poi mostra e racconta ogni fendente assestasto sulla vittima, ed infine, il colpo da maestro: il testamento di Cesare “tiranno, nemico e pericolo della democrazia”.
La platea è la piazza e la piazza urla: vendetta!
Guerra.

L’attore corre, la musica incalza.
L’attore corre. Sembra una danza.
L’attore corre, sembra una danza.

E poi, il rumore del mare.

I lupi, il branco, voci, sguardi, parole, immagini, musica, vibrazioni, movimento.
Questo è stato il mio Giulio Cesare. Non racconta, non ha logica….ma in fondo questa è solo una recensione di pancia.

“Giulio Cesare” – regia di Alex Rigola

Teatro Metastasio, 28 Gennaio 2018

“Vuoi giocare con me?” Dietro la maschera dei Familie Flöz

teatro-delusio-familie-flozMentre lo spettacolo, quello che noi non vedremo mai, si muove sui binari di un copione collaudato, nel dietro le quinte assistiamo ad una laboriosa invenzione del quotidiano, in tutte le sue gradazioni possibili, dall’ordinario all’inverosimile. Da un lato ciò che deve accadere, dunque, dall’altro ciò che può accadere. Ed è all’interno di questo angusto backstage, costretto tra le insidie dei due sipari, quello fittizio e quello reale, che i Familie Flöz costruiscono Delusio, un’idea di teatro ispirata e fragile, perennemente in bilico tra slancio e disfatta.

Maschera fissa e afasia sono gli altri ostacoli che si sono autoimposti. E la sanno lunga, a cercare il potenziale nella menomazione. Perché quello circoscritto dal limite è lo spazio migliore per coltivare la forza di superarlo. E poi, acquisito lo scatto, per andare oltre la stessa idea di limite. E noi non possiamo far altro che sentirci solidali e coinvolti in questa loro operazione, ma al tempo stesso anche insufficienti, impreparati spettatori di un teatro impossibile.

Ora sul palco si danzano nuovi amori, si creano legami, si compiono duelli, si cade in tranelli, si sbriciolano certezze, si rompono promesse. Ed è quest’incontro-scontro tra corpi e tra sentimenti che mette in scena la più grande illusione dell’umanità: quella di esistere in quanto tale e non di essere una semplice somma di solitudini.

Eppure ne vale la pena. E ne varrebbe la pena altre cento volte, ci dicono i Familie Flöz, perché perlomeno avremo imparato a giocare. Tutto ciò che viviamo, in qualche modo, è sempre un gioco. Il gioco è la cosa più seria che c’è. L’amore è il gioco più complesso, avvincente e spericolato che esiste. Queste tre frasi mi palpitano nelle tempie mentre mi diverto con una serie inesauribile di stralunati personaggi. E sento che tutti loro si ostinano a porre (e a pormi) in silenzio la stessa infantile, disperata, eterna domanda: “vuoi giocare con me?”.

Forse lo sapevo già, ma adesso, mentre i tre saltimbanchi mascherati ci danno dentro sul palco, ho davvero la sensazione che la vita, quella più autentica, si riveli nell’attesa di entrare in scena, nelle pause che pensi inutili, nell’incidente di percorso, nell’incontro che non avevi programmato.

Ecco perché lo spettacolo principale, quello che noi non vedremo mai, non è poi così interessante. Ecco perché siamo qui incollati a osservare cascami di palco, vecchi bauli, anticamere desolate. A cercare verità nei surreali interstizi di questa vicenda, dal lato sbagliato della scena. E a scoprire che il nostro cuore, in fondo, è fragile e impossibile, come il teatro dei Familie Flöz.

 

Familie Flöz, “Teatro Delusio”
Visto al Teatro Puccini di Firenze, il 20 gennaio 2018
Più informazioni

 

Teatro&Gioco: 7 motivi per tornare bambini con un corso di teatro

 

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giocare a teatro in 7 punti

1

“To play” in inglese, “jouer” in francese e “spielen” in tedesco ci ricordano come giocare e recitare abbiano lo stesso significato in molte lingue. Un corso di recitazione deve sempre prevedere la gioia della scoperta e del gioco. Senza questi elementi il teatro stesso non esiste.

2

Il gioco consente sempre – quando giocato con le giuste regole – di esplorare i limiti delle proprie possibilità fisiche, mentali ed emozionali e di espanderli. Elementi base del gioco sono divertimento ed entusiasmo.

3

Il gioco influisce soprattutto sulla immaginazione di ogni allievo attore. Come? Favorendone sia la creatività che la scoperta dei lati più nascosti della sua personalità, creando anche un clima di fiducia reciproca tra tutti i partecipanti.

4

Ma come funziona il gioco in teatro – o meglio all’interno di un corso di recitazione? Iniziando semplicemente a giocare siamo già in grado di liberare la spontaneità e siamo chiamati a reagire con immediate risposte a stimoli provenienti dall’esterno. Proprio come un bambino che immagini di essere un supereroe, una cantante, un atleta olimpico o anche soltanto altro da sé. In questo modo possiamo superare le inibizioni provocate da una eccessiva vigilanza quanto mai razionale della nostra volontà e della nostra coscienza: più pensi a quello che stai facendo e più è difficile farlo!

5

Inibizioni e tensioni quotidiane bloccano l’allievo, l’attore e tutti noi. Per fortuna si può imparare a non bloccare il nostro naturale istinto a giocare/recitare. (proprio come è possibile apprendere a non bloccare il nostro naturale istinto di respirare)

6

Lavoriamo ed insegniamo in teatro da oltre venti anni, sulle tavole del palco abbiamo incontrato ed affrontato tanti problemi partendo da zero, cadendo in tutte le trappole che vi erano nascoste, uscendone sempre con qualche piccola certezza in più. Per questo crediamo che in un corso di recitazione sia fondamentale insegnare a non bloccare le nostre naturali abilità ed il nostro talento, a non inibire la nostra innata capacità di respirare e di lasciarci andare al gioco.

7

Altro non c’è se non tornare a giocare!

 

Officina Teatro ‘O – scuola di teatro a Firenze dal 1996

Corsi di livello base – 2 posti disponibili

Corsi di livello avanzato – 2 posti disponibili

Laboratorio Shakespeare – COMPLETO

La Bella Età teatro per over 60 – COMPLETO

 

Info ed iscrizioni
Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

Sito: www.teatroo.it

Mail: info@teatroo.it

Blog: officinateatroo.wordpress.com

Facebook: www.facebook.com/pages/Officina-Teatro-O

Ultimissimi posti disponibili!

foto-1Ultimissimi posti disponibili per i corsi di teatro a Firenze

Officina Teatro ‘O – scuola di teatro dal 1996

 

Corsi di livello base – 3 posti disponibili

Corsi di livello avanzato – 2 posti disponibili

Laboratorio Shakespeare – COMPLETO

La Bella Età teatro per over 60 – COMPLETO

 

iscrizioni anno 2017/2018 aperte per il mese di ottobre

Info ed iscrizioni

Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

Sito: www.teatroo.it

Mail: info@teatroo.it

Blog: officinateatroo.wordpress.com

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PERCHE’ ISCRIVERSI AD UN CORSO DI TEATRO?

 

1

“Per poter dire allo specchio: ‘Beh, da te questa proprio non me l’aspettavo!’. E sorprendere se stessi è sempre una bella cosa.”

 2

“Per scoprire parti di te che altrimenti rimarrebbero nascoste.”

3

È un esperimento meraviglioso. Alla fine sembra la chiave di tutto.”

4

“Per scoprire che quello che si pensa impossibile è invece possibile… e pure divertendosi con gli altri!

5

“Difficile da spiegare a chi non lo ha mai fatto. Soltanto chi ha frequentato un corso di teatro sa cosa si perderebbe a non fare un corso di teatro!

6

Perché fare un corso di teatro è come mangiare la Nutella… Se lo provi non puoi più farne a meno!”

7

La magia del teatro ti aiuta ad essere te stesso anche nella finzione.”

8

“Perché iscriversi ad un corso di teatro in 3 parole? PERCHÉ TI CAMBIA.

Percorso fra i sensi: col corpo, nella voce, in gruppo | i nuovi corsi di teatro

ph wpTutte le proposte della Officina Teatro ‘O per il 2017/2018

I anno – corso base

Alla scoperta delle proprie capacità espressive attraverso gioco, disinibizione, senso del ridicolo ed improvvisazione per stimolare la fiducia in sé e negli altri. Attraverso le attività di gruppo, con esercizi collettivi e di socializzazione, si approda alla scoperta dei limiti propri e altrui. Giocare con la voce imparando le basi di dizione e pronuncia e scoprendo le potenzialità del canale del suono. “Percorso fra i sensi: col corpo, nella voce, in gruppo”. E’previsto un saggio finale a teatro.

Corso aperto a tutti

II anno – corso avanzato

Ricerca ed Espressione dei sentimenti – estroversi e grotteschi, intimi e nascosti. Donare il proprio Corpo, Voce ed Emozioni al personaggio – Studio del Personaggio, Interpretazione. Messa in scena in teatro di un testo d’autore.

Si accede al Corso con un anno di esperienza teatrale

III anno – corso avanzato

Lavoro dell’attore nella sua completezza, dalle attività con il testo alla ideazione di spettacoli: Interpretazione, Studio del Personaggio, Corpo Vocale, Copione Mimico e Messa in Scena. Scopo del lavoro è la creazione di uno spettacolo in tutti i suoi aspetti.

Si accede al Corso con almeno due anni di esperienza teatrale

La Bella Età

E’ un corso di teatro dedicato espressamente a chi ha compiuto più di 60 anni di età. Il corso, organizzato col patrocinio del Comune di Firenze e del Quartiere 2 e 4, è indicato per coloro che desiderano aumentare le proplabellaetafronte-web1rie relazioni sociali, scoprire e sviluppare le capacità espressive, apprendere nuove tecniche per la memoria e tenersi in forma. (anche nella nostra sede di Firenze Sud presso Ex Fila in zona via Del Gignoro)

Laboratorio Shakespeare Voce Corpo Sentimento

Shakespeare come punto di partenza. I classici sono diventati tali perché trattano temi universali che colpiscono nel profondo l’animo umano in qualsiasi tempo e luogo. Shakespeare è il solido punto di partenza a cui appoggiarsi, ma l’arrivo è ignoto. Il lavoro del laboratorio sarà una esplorazione ed una ricerca continua. Dedicato a chi ha già esperienza e volantinolab-fila-webvuole cimentarsi con l’essenza della recitazione: voce, corpo, sentimenti. Prevista la creazione di uno spettacolo.

Si accede al Corso con almeno due anni di esperienza teatrale

Biglietti sconto teatri

Anche questo anno la Officina Teatro ‘O ha siglato per i propri associati ed allievi alcune convenzioni con i più importanti teatri della regione (Teatro della Pergola, Teatro Puccini e Teatro di Rifredi di Firenze, Teatro Metastasio e Fabbricone di Prato… ) con sconti sui biglietti di ingresso dal 20% al 60%.

Durata corsi e laboratori: ottobre – maggio con lezioni serali; mattina per progetto Bella Età

Officina Teatro ‘O 

scuola di teatro a Firenze dal 1996

Presentazione Corsi 

Martedì 3 ottobre ore 21.30

Newstaz via Attavante 5, Firenze

Info ed iscrizioni

Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

Sito: www.teatroo.it

Mail: info@teatroo.it

Blog: officinateatroo.wordpress.com

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Se recitare da cani… diventa ora un complimento

caneride

Un giorno stavo passeggiando in bicicletta con il mio cagnolino beagle di nome Grace. Mi trovavo vicino a quella che a quel tempo era casa mia, nella periferia di Boston, Massachusetts, Stati Uniti, prima di trasferirmi a New York. Casette e villette col pratino e America semi profonda. Ma a un certo punto la mia bella Grace nota un particolare che non sfugge ad un animale: un bel gruppetto di oche felici in un laghetto. Il problema era che quel laghetto si trovava dentro un residence privato di lusso.

Mi giro attorno, vedo il deserto, la pace. Entro, o meglio, mi faccio tirare da Grace. Lei deve conoscere quelle oche e cacciarle a tutti i costi! Ma sapete quanto grave sia in America entrare dentro la proprietà privata di qualcuno? Chiedete ad un buon avvocato.

Non ne ebbi bisogno, perché lo chiesi al mio intuito che la fantasia spesso porta. Appare infatti all’improvviso il guardiano che fino a poco prima era fantasma e urlando mi minaccia di chiamare la polizia.

Ma lì, la fantasia appunto mi aiuta. Dapprima tremo, non so cosa dire. A quel tempo il mio inglese non era molto fluido e veloce, quindi cosa dico? Come potevo rispondergli? Dare la colpa al cane? Perché no? Funziona sempre.

Tiro Grace verso di me e mi avvicino al cancello per scappare. E lì il genio della supercazzola di Tognazzi si palesa in me: “Sorry, my dog tired me up”. A quel punto il guardiano mi guarda tra l’incredulo e l’ignorante (come se non sapesse quel verbo che avevo inventato di sana pianta mescolando l’immagine della parola tires -ruote- e up che messo lì c’entra come il cavolo a merenda). “Your dog, what?”.

Ma che cane che sono! Mi si accese una lampadina, ma certo! Il Grammelot. Fu in quel momento che capii qual era la strada teatrale che dovevo intraprendere una volta sbarcato negli Stati Uniti.

Lavorare in teatro negli Stati Uniti mi ha fatto infatti scoprire un lato giocoso nell’uso delle parole. Le prime cose che uno straniero nota non sono soltanto le differenze culturali, ma per noi che lavoriamo in teatro risulta una sfida confrontarsi sul prendersi gioco del linguaggio stesso.

L’esperienza d’insegnamento teatrale iniziata con i bravissimi Paolo Papini e Leonardo Torrini dell’Officina ‘O, poi proseguita con Maratona di New York e altre messe in scena, mi ha ricordato quanto la fantasia sia importante nel lavoro cerebrale dell’attore, ma anche a quello di pancia.

Quando poi nel 2013 iniziai la collaborazione con l’attrice toscana ed educatrice Chiara Durazzini co-fondando la troupe bostoniana di Commedia dell’Arte Pazzi Lazzi, ci chiedemmo anche in quale chiave spiegare al pubblico americano l’uso del corpo e della parola in una forma teatrale, come quella della Commedia appunto, dove il linguaggio si sporca con giochi di parole, sotterfugi, fraintendimenti, e doppi sensi.

Un pubblico di massa ricorderà l’uso della metasemantica come satira del linguaggio nella Gnosi della Fanfole di Fosco Maraini, negli sketch di Lillo e Greg, da Corrado Guzzanti a Teo Mammuccari, fino ai cartoni animati di Pingu e alla Linea DeAgostina, ma soprattutto in molte gag di Gigi Proietti o nel fantomatico non sense di Tognazzi in Amici Miei, questi suoni che imitano parole sono usate allo scopo di sottolineare la scarsa chiarezza, spesso voluta, dei discorsi.

A voler essere meno accademici, e se la parola “metasemantica” vi ha impaurito, possiamo chiamarla supercazzola, ed è presente in inglese tramite il gobbledygook. E risulta anche utile nel gioco didattico potendola usare come esercizio di riscaldamento in una classe di insegnamento di lingua straniera.

Una coppia di attori ne hanno sviluppato anche un simpatico cortometraggio usando un falso inglese, come la vaga imitazione di quell’inglese percepito dai non madrelingua, in  How English sounds to non-English Speakers ← date una controllatina al link del video che miete ancora milioni di visualizzazioni.

Quello che ho spiegato infatti in alcune università americane, il Grammelot, portato in auge come ben sapete da Dario Fo, è un gioco di performance che aiuta a liberare l’immaginazione, la fantasia, e lo spettatore può essere paragonato a quel genitore affascinato e in estasi che perdona il proprio bambino quando pronuncia le prime parole seppur sbagliate e senza senso. L’attore permette allo spettatore di indovinare la lingua in cui sta parlando.

Quella lingua, quella sintesi di suoni ha un senso nel contesto della performance, messa in bocca a un Dottore Balanzone che cerca di affabulare con mille paroloni senza né capo né coda, è un mix di ingredienti che il cuoco crea sviluppandone uno nuovo.

Lo ha spiegato anche la studiosa Erith Jaffe Berg  nel suo Forays into Grammelot The Language of Nonsense.

Eccone un esempio dato dalla prestigiosa scuola National Theater di Londra

Con la collega del gruppo teatrale di Boston, Pazzi Lazzi, ne abbiamo dato una spiegazione all’Università di Wellesley, tramite un video ← uscito per il corso online di italiano diretto dalla docente Daniela Bartalesi Graaf del Dipartimento di Italianistica.

Ma la cosa che di più ha entusiasmato i docenti, ripeto, i docenti di Lingue Straniere di vari dipartimenti in questo caso dell’Università dell’Indiana, a Bloomington, è stato un gioco fatto di telefonate di spalle, nel cui seminario affidavo il ruolo generale a ciascuno ma ognuno dei due aveva ricevuto dei cartellini con delle parole inventate. Signore e Signori, ecco il Grammelot anche qui usato inconsapevolmente in un gioco.←

Ci si lascia sempre trasportare dall’istinto inconsapevole animale a teatro. Date sempre retta al vostro cane!

Emanuele Capoano