11 buoni motivi per fare (o non fare) un corso di teatro

 

Se nella vostra lista dei buoni propositi di questo anno avete inserito un corso di teatro, vi invitiamo a leggere questo post con molta attenzione

Sperando che sia sufficiente a farvi cambiare idea. Oppure a confermare la vostra decisione. A meno che non siate disposti a correre il rischio.

 

5 OTTIMI MOTIVI PER NON FREQUENTARE UN CORSO DI TEATRO

 

1. Entrerai nuovamente in contatto con le tue emozioni imparando a riconoscerle ed accettarle come parte di te, riprenderai confidenza con il tuo corpo apprendendo il modo per esprimerti. Pensate che assurdità, con tutto l’impegno quotidiano profuso nello zittire sentimenti ed emozioni… roba da matti!

2. Lo farai attraverso il divertimento e la riscoperta del gioco. Divertimento, gioco, ma questa è roba da bambini! Possibile che io alla mia età possa ancora trovare uno spazio dove giocare e divertirsi sono le priorità e dove proprio attraverso queste modalità si arrivi a capire così tanto di sé stessi? Mha…

3. Capirai come fidarsi e abbandonarsi al prossimo riconoscendogli la capacità di accoglierci, è prima di tutto un viaggio dentro sé stessi. Incredibile! E tutti quei muri reali e ideali che costruiamo quotidianamente per proteggerci da tutto ciò che in quanto sconosciuto ci fa paura, che fine faranno?

4. Sarai parte di un gruppo. All’inizio sei sicuro che l’esperienza sarà solo per te, pensi di potercela fare a non affezionarti ai tuoi compagni di corso… Poi in men che non si dica ti ritrovi sempre più spesso a fare le ore piccole per parlare di tutto, per divertirsi, per supportarsi, per condividere. Non potete capire quante ore di sonno mi ha tolto tutto ciò. Io la mattina mi alzo presto!

5. Imparerai a superare i tuoi limiti! Attenzione cari lettori, perché questo più di tutti è tremendo, da questo non si torna più indietro. Ho visto compagni di corso che al primo incontro non riuscivano nemmeno a presentarsi, calcare il palco in occasione dello spettacolo di fine corso come se non avessero vissuto in nessun altro luogo fino a quel momento. Ho sentito voci tremanti che in teatro si trasformavano in timbri chiari, alti e definiti. E tutto questo è eccezionale perché il percorso della scuola ti fa capire come spesso i limiti che ci poniamo sono soprattutto nella nostra testa!

Questo è quanto. Ora sapete cosa succede a frequentare un corso di teatro. La scelta è vostra. Non dite poi che nessuno ve lo aveva detto.

 

11 BUONI MOTIVI PER FREQUENTARE UN CORSO DI TEATRO

 

1. Perché se stai leggendo questa frase qualcosa ti ha incuriosito e ci sarà pure una ragione per questa curiosità. E l’unico modo per capire la ragione di questa curiosità è provare a fare un corso di teatro!

2. Perché devo parlare spesso in pubblico/Perché non parlo mai in pubblico.

3. Iscriversi ad un corso di teatro è come prendersi cura di se stessi, permettersi di dare forma e voce a qualcosa di sé che di regola rimane nascosto. Per superare o almeno affrontare certe paure.

4. Per non essere te! E… avere maggiore autostima.

5. Perché è buffo fare finta di essere quello che non sei dovendoci comunque mettere del tuo!

6. Ho recitato sempre negli ultimi 37 anni, 24 ore al giorno, e mi sono accorto solo ora che non ne ero capace!

7. Per tirar fuori la parte più creativa, spensierata e comica di te stesso.

8. Per riscoprire il gusto del gioco ed entrare in contatto con le persone con una modalità diversa.

9. Perché il teatro è vita, è creatività, è sapersi relazionare agli altri nel modo più semplice e naturale possibile.

10. Per superare i propri limiti! Senza preoccuparti di quello che pensano le persone.

11. Per trovare te stesso e l’altra tua metà!

 

A questo punto, a voi la scelta!

 

Officina Teatro ‘O – scuola di teatro a Firenze dal 1996

Info ed iscrizioni
Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

Sito: www.teatroo.it

Mail: info@teatroo.it

Blog: officinateatroo.wordpress.com

Facebook: www.facebook.com/pages/Officina-Teatro-O

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Cosa succede quando ti iscrivi ad un corso di teatro? di Erika Gherardotti

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C’è un luogo, a Firenze, dove le persone prima entrano con un po’ di circospetta titubanza e poi ne escono arricchiti e contenti, questo luogo non è un posto onirico o immaginario, non è una fabbrica di sogni irrealizzabili o di false speranze, ma una vera e propria Officina di emozioni. Emozioni che s’intessono, emozioni che si rivivono, emozioni che si scoprono.

E’ un luogo d’incontro, un posto in cui si fanno nuove amicizie, un rifugio in cui per tre ore alla settimana ci si può sentire protetti, ma allo stesso tempo liberi.

Un posto in cui si cresce, ma allo stesso tempo si torna bambini, sì: lì si può ancora giocare a “facciamo finta di”. Le distanze sono accorciate e le barriere abbattute: ti confronti, ti scontri, ti incontri, con persone. Non esistono né anziani, né giovani, né belli, né brutti. Esiste il gruppo. Non c’è distinzione di sesso o di razza, è veramente un luogo democratico fondato sull’uguaglianza.

Passato, presente e futuro si fondono quindi in un nuovo tempo, quello teatrale.

Si sputa, si suda e si lavora, si mette alla prova la nostra memoria, o meglio: l’alleniamo.

Si crea e si disfa, ci si veste e ci si sveste, ci si alza e ci si siede, si urla e si sussurra, ci si lascia trasportare dalla musica e poi dal silenzio, si apre e si chiude il sipario, si accendono e si spengono le luci, si aprono e si chiudono le palpebre, si piange e si ride… potrei andare avanti per indefiniti opposti che inesorabilmente, qui, si attraggono.

Tutti coloro che decidono di mettersi in gioco sanno che andranno incontro a giudizio, ma quello più importante è quello che dai a te stesso.

Quando si inizia questo percorso bisogna essere umili prima, pretenziosi durante, coscienziosi poi, e tornare umili.  Ciò che davvero conta è la strada che facciamo per raggiungere il risultato, non il risultato stesso. E in questa strada non siamo soli: siamo accompagnati dal gruppo e guidati dagli insegnanti Leonardo Torrini e Paolo Papini, sono quest’ultimi che ci fanno scoprire quali sono gli attrezzi giusti per lavorare al fine del raggiungimento del nostro obiettivo, una volta che ce li abbiamo “in mano”, questi strumenti, impariamo via, via, ad utilizzarli, come fossimo seduti davanti ad una grande macchina meccanica fatta di infiniti ingranaggi all’interno di un officina. Officina è proprio il nome di questo luogo, Officina Teatro ‘O.
L’intero percorso formativo della scuola di teatro prevede 3 anni di scuola:

CORSO BASE I anno: disinibizione, improvvisazione, senso del ridicolo, giochi vocali, respirazione, improvvisazione, il gesto, dizione e pronuncia, saggio finale

CORSI AVANZATI II e III anno: interpretazione, studio del personaggio, corpo vocale, copione mimico, messa in scena.

C’è poi la possibilità di frequentare due diversi LABORATORI a tema Garcia Lorca Voce Corpo Sentimento e Shakespeare Voce Corpo Sentimento, per chi ha finito la scuola o per chi ha già un po’ di esperienza teatrale.

Per chi ha più di 60 anni di età, c’è un corso espressamente dedicato: LA BELLA ETA’, progetto nato col patrocinio del Comune di Firenze e dei Quartieri 2 e 4.

 

Se vuoi saperne di più, partecipa alla presentazione dei corsi che si terrà Mercoledì 3 Ottobre 2018 alle ore 21.30, presso NEWSTAZ in Via Attavante, 5 Firenze.

 

Officina Teatro ‘O

Per info: 055.4684591 – 339.3318580 – 328.2793144 e-mail: info@teatroo.it.

Sito: www.teatroo.it Facebook: www.facebook.com/pages/Officina-Teatro-O

 

Erika Gherardotti

XXI Incontro di metà anno – Allievi Officina Teatro ‘O

XXI Incontro di metà anno

Allievi Officina Teatro ‘O

 

Benvenuti alla XXI edizione dell’incontro di tutti gli allievi Officina Teatro ‘O!

Una giornata dedicata a tutti gli allievi della nostra scuola di teatro e da loro

gestita

interpretata

cucinata

L’occasione per condividere con gli altri compagni QUALSIASI oggetto, foto, canzone, fantasia, brano teatrale, video, poesia… per raccontarsi o narrare una storia

Addio respirazione in 4 tempi

Addio dizione, tazze strette e Biribaula

Addio camminate teatrali con velocità e calzini antiscivolo…

Ma solo stare insieme

…e condividere passioni e buon cibo!

 

La serata continuerà con cena organizzata, cucinata e mangiata da parte di tutti gli allievi

Domenica 11 Febbraio dalle ore 17

Allievi Corso Base, Corsi Avanzati e LAB ‘O Officina Teatro ‘O

 

Officina Teatro ‘O

scuola di teatro a Firenze dal 1996

Info ed iscrizioni
Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

Sito: www.teatroo.it

Mail: info@teatroo.it

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Teatro&Gioco: 7 motivi per tornare bambini con un corso di teatro

 

giocare a teatro in 7 punti

1

“To play” in inglese, “jouer” in francese e “spielen” in tedesco ci ricordano come giocare e recitare abbiano lo stesso significato in molte lingue. Un corso di recitazione deve sempre prevedere la gioia della scoperta e del gioco. Senza questi elementi il teatro stesso non esiste.

2

Il gioco consente sempre – quando giocato con le giuste regole – di esplorare i limiti delle proprie possibilità fisiche, mentali ed emozionali e di espanderli. Elementi base del gioco sono divertimento ed entusiasmo.

3

Il gioco influisce soprattutto sulla immaginazione di ogni allievo attore. Come? Favorendone sia la creatività che la scoperta dei lati più nascosti della sua personalità, creando anche un clima di fiducia reciproca tra tutti i partecipanti.

4

Ma come funziona il gioco in teatro – o meglio all’interno di un corso di recitazione? Iniziando semplicemente a giocare siamo già in grado di liberare la spontaneità e siamo chiamati a reagire con immediate risposte a stimoli provenienti dall’esterno. Proprio come un bambino che immagini di essere un supereroe, una cantante, un atleta olimpico o anche soltanto altro da sé. In questo modo possiamo superare le inibizioni provocate da una eccessiva vigilanza quanto mai razionale della nostra volontà e della nostra coscienza: più pensi a quello che stai facendo e più è difficile farlo!

5

Inibizioni e tensioni quotidiane bloccano l’allievo, l’attore e tutti noi. Per fortuna si può imparare a non bloccare il nostro naturale istinto a giocare/recitare. (proprio come è possibile apprendere a non bloccare il nostro naturale istinto di respirare)

6

Lavoriamo ed insegniamo in teatro da oltre venti anni, sulle tavole del palco abbiamo incontrato ed affrontato tanti problemi partendo da zero, cadendo in tutte le trappole che vi erano nascoste, uscendone sempre con qualche piccola certezza in più. Per questo crediamo che in un corso di recitazione sia fondamentale insegnare a non bloccare le nostre naturali abilità ed il nostro talento, a non inibire la nostra innata capacità di respirare e di lasciarci andare al gioco.

7

Altro non c’è se non tornare a giocare!

 

Officina Teatro ‘O – scuola di teatro a Firenze dal 1996

Corsi di livello base – COMPLETO

Corsi di livello avanzato – COMPLETO

Laboratorio Shakespeare – COMPLETO

La Bella Età teatro per over 60 – COMPLETO

 

Info ed iscrizioni
Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

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CUT-etere

OFFICINA TEATRO ‘O

di Paolo Papini e Leonardo Torrini

presenta

CUT-etere

ovvero bella m***a

 

Commedia assai brillante in due atti in cui l’apparenza inganna ed è a sua volta ingannata

 

un amore difficile tra una ragazza ed un “uomo” molto particolare, alieni infelici in fuga verso un mondo migliore, una famigliola come tante con un SEGRETO tremendo ed ingombrante (?!) bizzarri animali simili ad uomini, tre personaggi disposti a tutto pur di trovare il loro autore e fargliela pagare a caro prezzo, terribili esperienze da vivere in diretta e improbabili quanto inconfessabili delitti, un nano molto sensibile in cerca di dignità, il sogno stralunato di un Kafka mai rappresentato e rappresentabile e visioni notturne pericolosamente annacquateil tutto servito con canzoni e paillettes.

 

Il vero spirito della commedia brillante dove tutto sembra ciò che non è.

 

 

Giovedì 15 Giugno ore 21.15
TEATRO REIMS
Via Reims, 30 angolo Via Gran Bretagna (zona Gavinana) Firenze

 

Officina Teatro ‘O – scuola di teatro dal 1996

 

Info e prenotazioni

Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

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Fino all’ultimo respiro – II parte

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Respirare diminuisce stress e dolore

 

 

L’espirazione, ovvero quando si rilascia l’aria accumulata in precedenza, provoca il rilassamento in tutto il corpo: chi ha paura di lasciarsi andare totalmente spesso ha qualche difficoltà quando deve espirare completamente e anche dopo una espirazione «forzata» tratterrà ancora un po’ d’aria nel petto. In verità si tratta di una vera e propria difesa contro la paura di non essere capace di immettere abbastanza aria, cosa per altro non vera nella quasi totalità delle persone.

Una persona in queste condizioni, o nel nostro caso un attore, costretta a lasciare andare completamente l’aria, potrà reagire con panico inspirando subito per riempire nuovamente il petto, e riacquistare una riserva d’aria di sicurezza. Questa paura di perdere tutta l’aria è l’espressione fisiologica di perdere la propria sicurezza.

Problemi di inspirazione. Quando dobbiamo approvvigionarci di aria: le persone che hanno paura di prendere contatto con la realtà, hanno difficoltà a inspirare e, se aprono la gola per un respiro profondo, possono sentirsi terrorizzate.

A parte quello descritto dell’articolo precedente, c’è un altro modo di respirare quando il bisogno di ossigeno si fa più urgente, come, per esempio, in molte attività faticose. In questo caso sono mobilitati i muscoli del torace e nei movimenti respiratori è coinvolto il petto.

In alcune persone quando il petto si espande nella inspirazione, la pancia viene come inghiottita all’interno e ciò produce un grave disagio perché il movimento verso il basso dei polmoni si blocca. Senza considerare che un tempo (almeno ai miei) agli uomini che facevano il militare era intimato di avere «petto in fuori e pancia in dentro» che equivale ad un efficacissimo blocco. Anche le donne hanno avuto nei decenni passati i loro blocchi sociali, basti pensare alla pancia piatta che la moda ha sempre imposto (e non serve andare troppo indietro al tempo dei corsetti)

Tutto ciò conduce ad un respiro piatto e poco profondo in cui il petto si irrigidisce e la pancia si contrae. Inoltre in questo modo è possibile controllare lacrime e singhiozzi; è la tipica sensazione che esprimiamo dicendo: «ho un nodo allo stomaco».

Respirare bene è anche molto importante per quanto riguarda l’emissione della voce. Molte persone educate fin da piccoli a non disturbare soffocano in sé la loro voce producendo una forte chiusura della gola e limitando seriamente il respiro. Proprio per questo attraverso la bioenergetica bisogna incoraggiare le persone a lasciare andare il suono della voce facendo gli esercizi di respirazione. La libera emissione dei suono diminuisce infatti sia lo stress che il dolore. Basta solo provare.

 

 

Officina Teatro ‘O – scuola di teatro a Firenze dal 1996

Via Attavante 5, Firenze

Info ed iscrizioni

Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

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Fino all’ultimo respiro – I parte

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Respirare è un semplice atto, forse il più naturale

Gli strumenti dell’attore sono essenzialmente il corpo, la voce ed i sentimenti. A ben vedere non ha bisogno di altro. Trucco, costumi, quinte, scene, musica ed altro sono un qualcosa in più che può servire o meno. Senza corpo voce e sentimenti invece non può esistere l’attore, non può esserci espressione e comunicazione.

Tutti e tre questi elementi possiedono un comune denominatore che è la respirazione, anzi una buona respirazione. Respirare è un semplice atto, forse il più naturale ed antico mai conosciuto. Attraverso il respiro assorbiamo l’ossigeno necessario ad alimentare le nostre energie ed i nostri corpi. In altre parole ci serve per vivere.
In effetti alla nascita non siamo affatto consapevoli di respirare, lo facciamo nel modo più spontaneo, libero, gratificante e completo possibile.

I problemi sorgono dopo, quando cresciamo, quando l’educazione, le esigenze sociali ed alcuni tabù ci costringono a conformarci ad alcuni modelli comportamentali che provocano un impoverimento ed una alterazione della cosiddetta respirazione naturale (e di conseguenza anche della voce naturale tanto cara a Kristin Linklater e valida per attori e cantanti) spesso per colpa di tensioni muscolari divenute croniche e sviluppatesi da conflitti emozionali.
Praticamente quasi ogni disturbo del respiro che abbiamo è dovuto a schemi creati negli anni, a blocchi inconsci o a particolari tensioni muscolari.

Talvolta il non riuscire a respirare con naturalezza può dipendere dalla paura di scoppiare in un pianto dirotto o dal timore di lasciarsi andare alle proprie emozioni.
Nella respirazione naturale e rilassata il diaframma si contrae e si abbassa permettendo ai polmoni di espandersi e gonfiarsi e quindi di incamerare la giusta quantità di aria spingendola verso il basso, in tal modo l’addome si allarga con un movimento verso l’esterno (in teatro spesso un po’ rudemente si dice gonfiare la pancia) . Il risultato? Il massimo di aria con il minimo sforzo.
La respirazione completa, naturale o ad onda che si voglia chiamare comincia profondamente nella pelvi e fluisce verso l’alto fino alla bocca; mentre avanza nel corpo, l’addome, il torace e la gola si espandono per accogliere l’aria. In molte persone tuttavia la gola è fortemente contratta e bloccata e impedisce l’espressione dei sentimenti che si possono manifestare fino ad arrivare anche a pianto e grida.

Per questo talvolta riuscire a piangere può sbloccare la tensione nella gola lasciando arrivare più liberamente l’aria al ventre. E’ quella sensazione di rilassamento e sollievo che tutti abbiamo provato almeno una volta al termine di un pianto dirotto.

Officina Teatro ‘O – scuola di teatro a Firenze dal 1996

Via Attavante 5, Firenze

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