NOVITA’ CORSO BASE DI TEATRO ORE 18,30

NOVITA’ CORSO BASE ORE 18,30

 

In partenza il nuovo CORSO BASE di Teatro con orario pre serale.

Il corso inizierà alle ore 18,30 nella nostra sede Newstaz in via Attavante 5 a Firenze a soli 2 minuti a piedi dalla fermata della Tramvia Nenni – Torregalli (linea T1).

 

Il corso – della durata di 2h15’ – inizierà MERCOLEDI’ 16 OTTOBRE.

 

Temi centrali del corso saranno la scoperta delle proprie capacità espressive attraverso il gioco, la disinibizione, il senso del ridicolo e tecniche di improvvisazione per stimolare la fiducia in sé e negli altri, giocare con la voce imparando le basi di dizione e pronuncia.

Corso base aperto a tutti.

 

Inoltre per i nostri allievi riduzioni fino al 60% per i biglietti nei principali teatri di Firenze e non solo (Teatro della Pergola, Teatro Puccini e Teatro di Rifredi di Firenze, Teatro Metastasio e Fabbricone di Prato… )

 

Officina Teatro ‘O

Scuola di Teatro a Firenze dal 1996

Newstaz via Attavante 5, Firenze

Fermata Tramvia Nenni – Torregalli

Info ed iscrizioni

Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

www.teatroo.it

info@teatroo.it

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Nuovi corsi di teatro | percorso fra i sensi: corpo, voce, gruppo

ph wpTutte le proposte della Officina Teatro ‘O per il 2018/2019

I anno – corso base

Alla scoperta delle proprie capacità espressive attraverso gioco, disinibizione, senso del ridicolo ed improvvisazione per stimolare la fiducia in sé e negli altri. Attraverso le attività di gruppo, con esercizi collettivi e di socializzazione, si approda alla scoperta dei limiti propri e altrui. Giocare con la voce imparando le basi di dizione e pronuncia e scoprendo le potenzialità del canale del suono. “Percorso fra i sensi: col corpo, nella voce, in gruppo”. E’previsto un saggio finale a teatro.

Corso aperto a tutti

II anno – corso avanzato

Ricerca ed Espressione dei sentimenti – estroversi e grotteschi, intimi e nascosti. Donare il proprio Corpo, Voce ed Emozioni al personaggio – Studio del Personaggio, Interpretazione. Messa in scena in teatro di un testo d’autore.

Si accede al Corso con un anno di esperienza teatrale

III anno – corso avanzato

Lavoro dell’attore nella sua completezza, dalle attività con il testo alla ideazione di spettacoli: Interpretazione, Studio del Personaggio, Corpo Vocale, Copione Mimico e Messa in Scena. Scopo del lavoro è la creazione di uno spettacolo in tutti i suoi aspetti.

Si accede al Corso con almeno due anni di esperienza teatrale

Laboratorio Attori Voce Corpo Sentimento

I grandi autori come punto di partenza. I classici sono diventati tali perché trattano temi universali che colpiscono nel profondo l’animo umano in qualsiasi tempo e luogo. I grandi autori sono il solido punto di partenza a cui appoggiarsi, ma l’arrivo è ignoto. Il lavoro del laboratorio sarà una esplorazione ed una ricerca continua. Dedicato a chi ha già esperienza e volantinolab-fila-webvuole cimentarsi con l’essenza della recitazione: voce, corpo, sentimenti. Prevista la creazione di uno spettacolo.

Si accede al Corso con almeno due anni di esperienza teatrale

La Bella Età

E’ un corso di teatro dedicato espressamente a chi ha compiuto più di 60 anni di età. Il corso, organizzato col patrocinio del Comune di Firenze e del Quartiere 2 e 4, è indicato per coloro che desiderano aumentare le proplabellaetafronte-web1rie relazioni sociali, scoprire e sviluppare le capacità espressive, apprendere nuove tecniche per la memoria e tenersi in forma. (anche nella nostra sede di Firenze Sud presso Ex Fila in zona via Del Gignoro)

Biglietti sconto teatri

Anche questo anno la Officina Teatro ‘O ha siglato per i propri associati ed allievi alcune convenzioni con i più importanti teatri della regione (Teatro della Pergola, Teatro Puccini e Teatro di Rifredi di Firenze, Teatro Metastasio e Fabbricone di Prato… ) con sconti sui biglietti di ingresso dal 20% al 60%.

Durata corsi e laboratori: ottobre – maggio con lezioni serali; mattina per progetto Bella Età

Officina Teatro ‘O 

scuola di teatro a Firenze dal 1996

Presentazione Corsi 

Mercoledì 3 ottobre ore 21.30

Newstaz via Attavante 5, Firenze

Info ed iscrizioni

Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

Sito: www.teatroo.it

Mail: info@teatroo.it

Blog: officinateatroo.wordpress.com

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Percorso fra i sensi: col corpo, nella voce, in gruppo | i nuovi corsi di teatro

ph wpTutte le proposte della Officina Teatro ‘O per il 2017/2018

I anno – corso base

Alla scoperta delle proprie capacità espressive attraverso gioco, disinibizione, senso del ridicolo ed improvvisazione per stimolare la fiducia in sé e negli altri. Attraverso le attività di gruppo, con esercizi collettivi e di socializzazione, si approda alla scoperta dei limiti propri e altrui. Giocare con la voce imparando le basi di dizione e pronuncia e scoprendo le potenzialità del canale del suono. “Percorso fra i sensi: col corpo, nella voce, in gruppo”. E’previsto un saggio finale a teatro.

Corso aperto a tutti

II anno – corso avanzato

Ricerca ed Espressione dei sentimenti – estroversi e grotteschi, intimi e nascosti. Donare il proprio Corpo, Voce ed Emozioni al personaggio – Studio del Personaggio, Interpretazione. Messa in scena in teatro di un testo d’autore.

Si accede al Corso con un anno di esperienza teatrale

III anno – corso avanzato

Lavoro dell’attore nella sua completezza, dalle attività con il testo alla ideazione di spettacoli: Interpretazione, Studio del Personaggio, Corpo Vocale, Copione Mimico e Messa in Scena. Scopo del lavoro è la creazione di uno spettacolo in tutti i suoi aspetti.

Si accede al Corso con almeno due anni di esperienza teatrale

La Bella Età

E’ un corso di teatro dedicato espressamente a chi ha compiuto più di 60 anni di età. Il corso, organizzato col patrocinio del Comune di Firenze e del Quartiere 2 e 4, è indicato per coloro che desiderano aumentare le proplabellaetafronte-web1rie relazioni sociali, scoprire e sviluppare le capacità espressive, apprendere nuove tecniche per la memoria e tenersi in forma. (anche nella nostra sede di Firenze Sud presso Ex Fila in zona via Del Gignoro)

Laboratorio Shakespeare Voce Corpo Sentimento

Shakespeare come punto di partenza. I classici sono diventati tali perché trattano temi universali che colpiscono nel profondo l’animo umano in qualsiasi tempo e luogo. Shakespeare è il solido punto di partenza a cui appoggiarsi, ma l’arrivo è ignoto. Il lavoro del laboratorio sarà una esplorazione ed una ricerca continua. Dedicato a chi ha già esperienza e volantinolab-fila-webvuole cimentarsi con l’essenza della recitazione: voce, corpo, sentimenti. Prevista la creazione di uno spettacolo.

Si accede al Corso con almeno due anni di esperienza teatrale

Biglietti sconto teatri

Anche questo anno la Officina Teatro ‘O ha siglato per i propri associati ed allievi alcune convenzioni con i più importanti teatri della regione (Teatro della Pergola, Teatro Puccini e Teatro di Rifredi di Firenze, Teatro Metastasio e Fabbricone di Prato… ) con sconti sui biglietti di ingresso dal 20% al 60%.

Durata corsi e laboratori: ottobre – maggio con lezioni serali; mattina per progetto Bella Età

Officina Teatro ‘O 

scuola di teatro a Firenze dal 1996

Presentazione Corsi 

Martedì 3 ottobre ore 21.30

Newstaz via Attavante 5, Firenze

Info ed iscrizioni

Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

Sito: www.teatroo.it

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CUT-etere

OFFICINA TEATRO ‘O

di Paolo Papini e Leonardo Torrini

presenta

CUT-etere

ovvero bella m***a

 

Commedia assai brillante in due atti in cui l’apparenza inganna ed è a sua volta ingannata

 

un amore difficile tra una ragazza ed un “uomo” molto particolare, alieni infelici in fuga verso un mondo migliore, una famigliola come tante con un SEGRETO tremendo ed ingombrante (?!) bizzarri animali simili ad uomini, tre personaggi disposti a tutto pur di trovare il loro autore e fargliela pagare a caro prezzo, terribili esperienze da vivere in diretta e improbabili quanto inconfessabili delitti, un nano molto sensibile in cerca di dignità, il sogno stralunato di un Kafka mai rappresentato e rappresentabile e visioni notturne pericolosamente annacquateil tutto servito con canzoni e paillettes.

 

Il vero spirito della commedia brillante dove tutto sembra ciò che non è.

 

 

Giovedì 15 Giugno ore 21.15
TEATRO REIMS
Via Reims, 30 angolo Via Gran Bretagna (zona Gavinana) Firenze

 

Officina Teatro ‘O – scuola di teatro dal 1996

 

Info e prenotazioni

Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

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Nuovi corsi e laboratori di teatro a Firenze!

ph wpTutte le proposte della Officina Teatro ‘O per il 2016/2017

I anno – corso base

Tratta la scoperta delle proprie capacità espressive, attraverso il gioco sulla disinibizione, sul senso del ridicolo e sull’improvvisazione. Il lavoro sul corpo, sulla respirazione e sul rilassamento è uno strumento essenziale per stimolare la fiducia in sé e negli altri. Attraverso le attività di gruppo, con esercizi collettivi e di socializzazione, si approda alla scoperta dei limiti propri e altrui. Parte integrante del corso è naturalmente il giocare con la voce, scoprendo volantino20frontehiresle potenzialità del canale del suono. La metodologia usata nell’affrontare le basi del gioco teatrale può essere sintetizzata attraverso l’espressione: “Un percorso fra i sensi: col corpo, nella voce, in gruppo”. E’previsto un saggio finale a teatro.

Corso aperto a tutti

II anno – corso avanzato

Ricerca ed Espressione dei sentimenti – estroversi e grotteschi, intimi e nascosti. Donare il proprio Corpo, Voce ed Emozioni al personaggio – Studio del Personaggio, Interpretazione. Messa in scena in teatro di un testo d’autore.

Si accede al Corso con un anno di esperienza teatrale

III anno – corso avanzato

Lavoro dell’attore nella sua completezza, dalle attività con il testo alla ideazione di spettacoli: Interpretazione, Studio del Personaggio, Corpo Vocale, Copione Mimico e Messa in Scena. Scopo del lavoro è la creazione di uno spettacolo in tutti i suoi aspetti.

Si accede al Corso con almeno due anni di esperienza teatrale

La Bella Età

E’ un corso di teatro dedicato espressamente a chi ha compiuto più di 60 anni di età. Il corso, organizzato col patrocinio del Comune di Firenze e del Quartiere 4, è indicato per coloro che desiderano aumentare le proplabellaetafronte-web1rie relazioni sociali, scoprire e sviluppare le capacità espressive, apprendere nuove tecniche per la memoria e tenersi in forma con tecniche di ginnastica lieve. (anche nella nostra sede di Firenze Sud presso Ex Fila in zona via Del Gignoro)

I Laboratori Shakespeare Voce Corpo Sentimento – Garcia Lorca Voce Corpo Sentimento

Shakespeare e Garcia Lorca come punto di partenza di due diversi percorsi di laboratorio. I classici sono diventati tali perché trattano temi universali che colpiscono nel profondo l’animo umano in qualsiasi tempo e luogo. Shakespeare e Garcia Lorca sono il solido punto di partenza a cui appoggiarsi, ma l’arrivo è ignoto. Il lavoro deilaboratori sarà una esplorazione ed una ricerca continua. Dedicato a chi ha già esperienza e volantinolab-fila-webvuole cimentarsi con l’essenza della recitazione: voce, corpo, sentimenti. Entrambi ilaboratori prevedono la creazione di uno spettacolo.

Si accede al Corso con almeno due anni di esperienza teatrale

Biglietti sconto teatri

Anche questo hanno la Officina Teatro ‘O ha siglato per i propri associati ed allievi alcune convenzioni con i più importanti teatri della regione (Teatro della Pergola, Teatro Puccini e Teatro di Rifredi di Firenze, Teatro Metastasio e Fabbricone di Prato… ) con sconti sui biglietti di ingresso fino al 60%.

Durata corsi e laboratori: ottobre – maggio con lezioni serali e pomeridiane.

Presentazione Corsi Officina Teatro ‘O

Mercoledì 5 ottobre 2016 ore 21.30

NEWSTAZ via Attavante 5, Firenze

Info ed iscrizioni

Telefoni: 055 4684591 – 328 2793144 – 339 3318580

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Come imparare a non essere perfetti

foto maglia oovvero: come non essere feroci con se stessi pur mirando alla perfezione (che non esiste)

 

 

 

 

Messaggio agli allievi, agli attori di teatro in erba, a chi sta per annusare per la prima volta il palco.

Consiglio, avviso, suggerimento… tendete alla perfezione ma non pretendete di raggiungerla. Abbiate coscienza del fallimento (inteso come impossibilità che tutta vada come programmato, provato e sperato) che sta dietro l’angolo, almeno della sua (concreta) possibilità. Lasciate che l’imprevisto venga verso di voi, non soltanto durante le prove. Sperate con tutto il vostro cuore – come noi speriamo per voi – che accada, che vi intralci il sicuro cammino, che si frapponga tra voi e la perfezione.

Sarete allora liberi di creare, di osare, liberi di tornare ad attingere al vostro vissuto e al personaggio, alle prove e al sudore dei mesi passati. L’imprevisto non va cercato né evitato ma solo sperato. E’ il bene più prezioso del vostro essere attori.

Prova, studia, senti, crea e mira alla perfezione. Ma solo per fallire.

 

Buon imprevisto a tutti i nostri allievi

 

 

IL SOLDATO: l’orrore di immaginare tutto con poco

sol

IL SOLDATO di Franco Fortini

Ultimo spettacolo di quest’anno, almeno per me, che conclude la tematica sulle grandi guerre. Partendo da Buffa, con Le olimpiadi del 36, passando da Perrotta con Milite ignoto e arrivando a Cederna con L’ultima estate dell’Europa, mi sono fatta tutta l’Europa dal ‘18 al ’45, concludendo davvero con una perla. Prima messa in scena del Soldato nel 1944, opera rivoluzionaria, giovanile e forse di poco conto nell’allora attuale letteratura italiana.

Che dire? Si parte con pannelli e ombre, il ricordo delle ombre cinesi, dei giochi dei bambini mentre una voce narrante ci racconta chi era Fortini, lo inquadra in modo magistrale in quel tempo, quel suo tempo tribolato. Ombre cinesi che ci danno la solitudine e l’orrore dell’immaginare il tutto con poco. Emozionante. E parole, parole e situazioni, come sempre niente scenografia: pannelli di luce, una sedia e poche persone. Frasi veritiere: ogni borgo ha il suo impiccato e ogni bosco ha il suo partigiano. E un accenno a Marzabotto, a Sant’Anna di Stazzema, dove proprio ieri hanno riposizionato la stele dei caduti. Ma dov’è questa guerra? E chi è o meglio cosa è il soldato? Il soldato siamo noi, che scegliamo di combattere la nostra battaglia per affermarci nella nostra stessa vita. Il soldato è lui, che non ha capito niente di ciò che combatte, che combatte e basta perché non sa fare altro, il soldato è quell’altro, che abbraccia una causa e in modo automatico segue le tracce, il soldato è il vicino di casa, che se ne frega di tutto il resto, il soldato è il padre, che deve trovare un’idea migliore per andare avanti.

La guerra siamo noi, la guerra ce l’abbiamo dentro, quando siamo a un bivio, quando la crisi ci assale e dobbiamo scegliere fra noi e loro, fra di qua e di là, fra destra e sinistra, fra tutto e niente. E la nostra decisione cambierà la vita, la nostra vita, la loro vita. Un vortice, un sacco di parole, che ci fanno capire che comunque bisogna sempre scegliere, senza essere pecore, senza vergognarsi della propria idea, nel rispetto di tutto e tutti. Sembra retorica, lo so, ma direi che è tutto molto attuale, specie adesso, vicino al 25 aprile, data importante, data fondamentale nella nostra vita… e noi che non sappiamo che farcene di questa nostra libertà.

Dovrebbero fare questo spettacolo nelle scuole, dovrebbero risvegliare la coscienza dei giovani e non solo.

Ma tiriamo le fila: la scenografia? Essenziale e suggestiva. Gli attori: bravi a far capire ciò che Fortini voleva. La platea? Piena di giovani. Unico neo, una cretina dietro di me che oltre a dormire se lo è anche russato. All’armi!!!!!!

 

Visto il 21 aprile al Teatro Puccini di Firenze

Sara Marzo

 

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Ultimi posti per l’anno 2015/2016!

ragazzi ed adulti

I anno – 3 posti disponibili
II anno – esaurito
III anno – esaurito
Laboratorio Shakespeare – 2 posti disponibili

teatro per over 60
La Bella Età – 1 posto disponibile

Quando la semplicità inganna – come funzionano gli esercizi in una scuola di teatro

es mov in teatroLa semplicità che inganna

 

Oggi vogliamo parlare degli esercizi che usiamo nella nostra scuola di recitazione.

Nei venti anni di laboratori e corsi di teatro ne abbiamo elaborati ed inventati una grande quantità ma ne utilizziamo anche molti di quelli classici, magari rivisitati.

Gli esercizi possono dividersi essenzialmente in semplici e complessi. Questa differenza apparentemente assai importante non risulta essere in fine così fondamentale. Nel teatro – ma la vita quotidiana non è certo eccezione – il “come” risulta sempre più significativo, importante e creativo de il “cosa”. Prezioso è che l’esercizio funzioni. Meglio ancora che funzioni come una trappola.

Gli esercizi migliori, i più potenti, sono quasi sempre semplici. Non di una facilità infantile quanto più di una semplicità che inganni. Infatti mentre con un esercizio esageratamente complesso si rischia di spaventare l’allievo, con un esercizio semplice saremo certi di farlo divertire ma anche aprire. Non dimentichiamoci che nel gioco e nel suo vortice si abbassano le difese molto velocemente.

A cosa servono però questi esercizi? Il fine degli esercizi è sempre quello di muovere gli istinti, di spostare l’abitudine dell’allievo e dell’attore, potremmo dire di disturbarlo anche. Ne consegue che anche il valore dell’esercizio stesso si misura sul “come” e non tanto sul “cosa” si voglia ottenere. In tal modo anche il risultato che si ottiene risulta essere davvero prezioso. Senza dimenticare che gli esercizi, semplici, apparentemente banali, complessi o strutturati, sono sempre gioco e senza il piacere del gioco non vi è mai piacere nel recitare.

 

 

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Ultimi posti per l’anno 2015/2016!

ragazzi ed adulti

I anno – 3 posti disponibili
II anno – esaurito
III anno – esaurito
Laboratorio Shakespeare – 2 posti disponibili

teatro per over 60
La Bella Età – 1 posto disponibile

LA MERDA di Silvia Gallerano

Silvia-Gallerano_La-Merda

Bruco o farfalla?

 

Ci vuole un bel coraggio, a oltrepassare la linea gialla, e a buttarsi…senza nessuno che ci inciti. Cosi inizia lo spettacolo del bruco Silvia Gallerano, che tesse il suo bozzolo intorno a se, all’interno del quale ci sono conformismo, luoghi comuni…e la sua incertezza iniziale esplode con la finale nascita della farfalla, che avrà ingoiato merda, cibo, cazzi, umiliazioni, per diventare una donna nuova, che sa, che conosce cosa sono e quali sono le difficoltà di affermazione che nel nostro tempo farciscono la vita di una donna. Donnetta incerta, lamentosa, lacrimosa, con voce noiosa, si presenta così, però con i suoi atteggiamenti tutti calcolati: “io vado, faccio il provino, e dico e faccio” dove il verbo non è al futuro, ma al presente. Lei sa già cosa accadrà, quale mediocrità la investirà, quale cibo dovrà mangiare, quali cazzi dovrà succhiare. E ci gioca su….”mi metto a piangere, e lui mi guarda” , sa quali sono i suoi limiti, “le cosce grosse” , ben sapendo che dopo tutto questo sacrificio, questo abituarsi, ciò che uscirà sarà una donna nuova, e libera, libera di essere quello che vuole.

Il bruco Silvia Gallerano si presenta in scena vestita solo di rossetto…si, solo di rossetto, coi suoi occhi chiari e magnetici, con l’assenza del bisogno di vestirsi, assenza di colori, perché quando si è bruco non ci sono colori, niente importa se non la propria ricerca nell’affermarsi, nel divenire farfalla. Si presenta in cima a un trespolo, e in realtà guarda tutti dall’alto anche se nessuno lo capisce, e borbotta l’inno d’Italia, come fosse una canzonetta senza senso, senza profondità. Il suo monologo distinto in tre momenti, le Cosce, il Cazzo e la Fama, ci fa capire quali sono i luoghi comuni affrontati: quei luoghi comuni che creano oppressi ed oppressori, che fanno della mediocrità e dello squallore la ricchezza di molti; mediocrità e squallore che Silvia, il bruco, utilizza per affermarsi come nuova creatura, se li porta dentro al bozzolo e se ne nutre, uscendone poi come una donna nuova, con la propria dignità, senza preconcetti, senza doversi classificare oppresso od oppressore. Viene in mente un Pasolini, nelle 120 giornate di Sodoma, dove i ruoli sono ben distinti e muore la speranza e la dignità. Qui invece c’è tanta dignità, tanto divenire, tanta fatica, tanto sacrificio.

Dice una canzone…le donne lo sanno, sanno già tutto come si fa.

Si, ma ci vuole un bel coraggio a oltrepassare la linea gialla, e divenire una donna nuova, libera…

 

Sara Marzo

Visto al Teatro Puccini di Firenze

POESIA DI BASSO LIVELLO

IMG_9520Il nostro allievo Luciano del corso La Bella Età – teatro per over 60 ci ha deliziato con una sua composizione scritta per la festa del XX anno della scuola. Con immenso piacere la pubblichiamo per gli assenti e – soprattutto – per i posteri! Ah, Alcuni riferimenti sono di difficile comprensione, alla vostra immaginazione il compito di provvedere.

 

 

Io mi scuso per l’ardire

di voler farvi sentire

un poema assai imperfetto

ma che ho scritto per affetto così a almeno a tutti resta

il ricordo della festa

 

Possa Dante perdonare

quel che vado a declamare

 

Cari attori convenuti

per gli auguri ed i saluti

stare insieme è un gran piacere

perchè c’è mangiare e bere

 

Qui si cerca d’imparare

a star sul palco e recitare

non abbiam molta speranza

ma per noi non ha importanza

chi fa il corso bella età

se il destino lo vorrà

pur con molti inciampi e affanni

verrà a scuola altri trent’anni

e chi è un po’ traballante

ci verrà con la badante

 

Noi siam ligi e molto attenti

un modello di studenti

al sapere siamo aperti

e d’uccelli ormai esperti

mamma e figli Biribaula

ci tormentano nell’aula

 

Se d’antracola i torrioni

c’han sfinito anche i marroni

della mamma e gli uccellini

e i tristi lor destini

dopo mesi io direi

ne abbiam pien gli zibidei

 

Or vorrei prendere il destro

di parlare del maestro

 

Lui ci gira a tutti intorno

e c’insegna a dir buongiorno

mette in moto il nostro corpo

lo raddrizza anche se è storto s’interessa al culo e all’ano

per fortuna da lontano

e con grazia e con mestiere

ci fa aprire lo sfintere

 

Poi ci insegna anche a parlare

e perfino a respirare

per capir come si fa

s’aspettava questa età

 

Quarantuno venti trenta

un po’ strani si diventa

non si sa cosa vuol dire

si fa finta di capire

ma ci serve per le prove

sei diciotto cinque nove

 

Quant’è bello improvvisare

niente a mente da imparare

son per noi piccole sfide

ci si impegna e poi si ride

 

Ora devo stare attento

perché è serio l’argomento

vi propongo una preghiera

che potete dir la sera

 

Per il corso bella età

la preghiera è questa qua

 

A te Dio Budda o Maometto

d’esser bravo lo prometto

ma ti chiedo un gran favore

te lo chiedo con il cuore

quando giochi col destino

fai le cose per benino

dacci ancora tanti anni

di una vita senza affanni

 

Tu lo sai che noi attori

siamo giovani nei cuori

ma nel corpo un po’ maturi

tu fai in modo che ci duri

 

Se l’orologio della vita

ci segnala che è finita

tu prolunga questo orario

non ci chiudere il sipario

 

Sia preghiera oppur poesia

questo è scritto e così sia

 

Ma ora basta raccontare

dir poesie o recitare

è il momento degli auguri

per quest’anno ed i futuri

tutti quanti in allegria

chi vuol essere lieto sia

 

 

Luciano

7 febbraio 2016

 

Officina Teatro ‘O scuola di recitazione dal 1996

Info

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Sogni di Sogni di Gianluigi Tosto

puccini

Il difficile sta nel sentire la musica del racconto

 

Quando si legge un libro, a parer mio, ci si deve immedesimare in ciò che viene scritto, a prescindere dallo stile, prolisso o meno, dalla quantità di pagine, che spesso frenano il lettore poco avvezzo. Il difficile, non è leggere, seguire le parole, una dietro l’altra, rispettando col pensiero la punteggiatura, messa adeguatamente a rispettare i tempi, i respiri. Il difficile sta nel sentire la musica del racconto, della frase, delle parole, che fra sé si legano in un’unica armonia, con toni e sottotoni, alti e bassi dissonanze e no, fraseggi fra strumenti. E’ come sentire un concerto, fatto di note, di colori, di emozioni, di climi. E per arrivare a questo bisogna leggere molto, e anche quando leggi molto a volte avviene la magia. Qual è questa magia? Ah! Impossibile da definire…la magia è magia.

E così sono andata a sentire Gianluigi Tosto leggere Tabucchi…E mi sono detta….vediamo…come mi dico sempre quando non mi aspetto grandi cose. Si, perché gli attori che noi pensiamo, quelli che vediamo in uno spettacolo, ce li pensiamo corredati di tutto il resto, palco, musiche, scenografie….ma da zero a dieci quanto bisogna essere per usare solo la voce per farti vedere la scenografia, i colori delle parole? Già; quanto bisogna essere?

Prendiamo un libro di Tabucchi, si, quello che ha scritto sostiene Pereira. Sogni di sogni…magari Tabucchi ci sta anche un po’ sull’anima. E sinceramente l’ultima cosa che ci viene in mente è leggere Tabucchi.

Prendiamo quattro o cinque sogni, ad esempio, ambientati nelle nostre zone, Fiesole, Siena, il chiostro di san Marco, la maremma toscana, Silvia, Debussy….uff…non lo so se vorrei leggerlo.

Prendiamo un piccolo palco, un pancale più che altro, una luce, anche fastidiosa, un computer, un leggio, e una voce, una voce che sappia colorare ciò che legge, che sappia darci l’emozione adeguata, che sappia interpretare, non leggere, che sappia dare altra musica, che sappia unire il significato al clima….e così siamo tutti dentro la pancia del mostro, e lontano cerchiamo la luce, siamo tutti accanto alla ninfa, che aiuta il musicista a trovare le sue note, perché la musica deve fermare il tempo che passa, siamo tutti accanto a Silvia, selenita in questo magico sogno, siamo tutti fuoco, il fuoco del mondo, siamo tutti volatili, siamo tutti……

Quando si sente leggere qualcosa, che ti viene la voglia di leggerla anche a te, che ti viene la voglia di andare li, proprio li dentro dove il lettore ti fa capire che ci può essere uno spazio anche per te, fra le parole, le consonanti, le vocali, dentro a una virgola, dentro a una corsa, dentro a una fatica….allora avviene la magia. E la domanda sorge spontanea…quanto bisogna essere per far percepire agli uditori proprio quello che Tabucchi ha scritto? Bisogna essere parecchio….forse bisogna essere Tosto. Grazie per l’aperitivo signor Tosto…ci vedremo alla prossima avventura.

Sara Marzo

Visto il 22 gennaio 2016 al Teatro Puccini di Firenze

 

 

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Informazioni

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Laika di Ascanio Celestini – un cane qualunque

celestini laika

LAIKA di Ascanio Celestini

 

C’erano una volta una vecchia, una donna con la testa impicciata… che è? La solita sciocca barzelletta insulsa e senza senso? Dove poi scappa fuori anche la morale? No, decisamente no. E’ lo spettacolo di Ascanio Celestini, tutti animali a due zampe, escluso Laika, il cane che era un cane qualunque e per questo andò sulla luna.

Comincia così lo spettacolo di Ascanio, (mi piace chiamarlo così, come uno qualunque qual è), con una serie di personaggi: la vecchia, la prostituta, la donna con la testa impicciata, il barbone al parcheggio del supermercato, le guardie, Pietro, il facchino nero, che con una mano tiene a distanza i crumiri e con l’altra sostiene la volta celeste, che scientificamente non si è provato, ma slitta di diversi chilometri. E tutte queste persone? Ce le racconta, sebbene in modo un po’ frettoloso ma con parole incisive, Ascanio; e lui è un narratore, un falso cieco, che diventa cieco per bere sambuche a sbafo, ma l’importante è che qualcuno le abbia pagate. Si, perché se il bicchiere è quello del barbone, pieno di spiccioli, nessuno sta ad ascoltarlo, ma se il bicchiere è pieno di sambuca, e pagato, allora si che ti ascoltano! E possiamo in questo modo, diventare tutti, possiamo raccontare della storia del barbone, che diventa una persona, della vecchia che ha una grande umanità, della donna con la testa impicciata, che deve scrivere i suoi tempi e le sue storie, di Pietro, che passa la giornata a fare la spesa, del facchino nero, che con una mano sostiene la volta celeste, e con l’altra mantiene i crumiri a distanza, che sposta pacchi, ma cosa c’è dentro i pacchi? Non si sa, non si deve sapere, e quando si sa che non si deve sapere allora quella è una regola. Sagace Ascanio, che si permette di giocare con Dio, dandogli una umanità, forse troppo umana, che si permette di accennare alle guardie che picchiano, che fanno male e che non proteggono, che ironizza sulle bellezze della natura, perché solo chi vive dove finisce il mondo capisce chi vive dove comincia il mare, a Ostia.

Saggio Ascanio, che sostiene che non ci possiamo permettere di buttare la vita degli altri se la si ha scritta fra le mani in un quadernetto, anche se è la vita della donna con la testa impicciata. Impertinente Ascanio che “in principio era Dio”, che la prostituta è una brava persona, e sta per la strada, e non rinuncia alla sua dignità. E noi? Noi spettatori? Noi fatichiamo a porre attenzione ai piccoli particolari che fanno le persone, perché sono i particolari che fanno il tutto, e ognuno ha una storia da vivere, da raccontare. Il futuro è il nostro vivere, e il nostro squallore non sempre lo decidiamo noi. Il barbone piscia dietro i cassonetti perché non ha un cesso cristiano dove pisciare, dorme per terra….La prostituta si è scelta il metodo più consono per lavorare, e non se ne vergogna, il cieco…è cieco solo quando si mette gli occhiali da cieco, ma non è cieco per nulla.

Linee fosche, colori sfumati, per questi tanti personaggi, forse troppi per capire tutto….ma in fondo cosa c’è da capire? Noi le cose le sappiamo già…e farcele dire di più, non ci aiuta. Lo sai cosa ci aiuta? Il sapere che “il cieco, la vecchia e la donna con la testa impicciata: tre persone sono scese per salvare la vita a un barbone”.

Lungimirante Ascanio, che ci fa pensare al fatto che laggiù, lontano nel tempo, presto o tardi troveremo la forza di tornare Umani con la U maiuscola, come deve essere che l’uomo sia.

 

Visto Venerdì 15 gennaio al Teatro Puccini di Firenze

Sara Marzo

 

 

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20 domande da porsi solo l’ultimo dell’anno

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20 domande assurde trovate (non solo) in giro nel web

 

1. Come si fa a far venire quelli di YouTube a filmarti?

2. Come faccio a far vedere che sono bello dentro?

3. Perché non c’è un alimento per gatti a base di topo?

4. Perché viene sterilizzato l’ago della siringa che serve per l’iniezione letale al condannato a morte?

5. Come posso essere sicuro che la luce del frigo sia spenta quando lo chiudo?

6. Se una navetta spaziale viaggia alla velocità della luce, la notte deve accendere i fari?

7. Perché “abbreviazione” è una parola così lunga?

8. Esiste il sinonimo di “sinonimo”?

9. Perché manca la domanda numero 9?

10. Se niente si incolla al teflon, come hanno fatto ad incollarlo alla padella?

11. Come fa il dentifricio ad uscire dal tubetto a righe?

12. Se compro un boomerang nuovo come faccio a sbarazzarmi di quello vecchio?

13. Perché i negozi aperti 24 ore su 24 hanno le serrature?

14. Perché gli aeroplani non sono costruiti con lo stesso materiale utilizzato per le scatole nere?

15. Come si fa a sapere se una parola nel dizionario è scritta sbagliata?

16. Può Paperino avere dei nipoti se non ha fratelli, né sorelle?

17. Se Superman è così furbo, perché si mette gli slip sopra i pantaloni?

18. Adamo aveva l’ombelico?

19. Perché “separato”si scrive tutto insieme, mentre “tutto insieme” si scrive separato?

20. Se un gatto cade sempre dritto sulle proprie zampe e una tartina al burro cade sempre dalla parte del burro, cosa succede se si incolla la tartina imburrata sulla schiena del gatto e poi lo si lancia dalla finestra?

 

E voi? Quali sono le vostre assurde domande?

Ludo

 

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I muri della gentilezza

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Se non ti serve, appendilo

Se ne hai bisogno, prendilo

Ci sono e vi sono stati nel mondo molti muri. Alcuni hanno fatto storia e poi sono caduti giù. Nelle nostre moderne ed occidentali città poi sono spesso tela bianca per graffitari (e andrebbe anche bene) o per i soliti imbecilli di passaggio senza niente da dire ma con una bomboletta in mano Altri muri meno edificanti stanno per essere eretti proprio in questo tempo dove sembra che l’uomo poco abbia capito e sentito.

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La bella notizia è che non tutti i muri sono fatti per dividere. Accade in Iran e più precisamente nel nord di questa nazione così ferita. Se non ti serve, appendilo. Se ne hai bisogno, prendilo. Questo il messaggio scritto su quelli che sono stati ribattezzati “i muri della gentilezza”. Si tratta di semplici ganci per appendere gli abiti attaccati al muro con accanto la scritta che invita le persone a lasciare quello di cui non hanno più bisogno.

 

Come spesso accade, nella vita è tutta questione di punti di vista.

W i muri!

iran

 

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Se questo è Woody – IRRATIONAL MAN

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Finalmente un film di Allen!!! Mi sono detta. Ma quando sono uscita dalla sala….

Abe Lucas è il protagonista maschile, insegnante di filosofia in un college, dove ha una classe. In classe c’è la bravissima studentessa modello, bella, brava, intelligente, profonda. Nel college c’è anche un’altra insegnante, attempata, belloccia, scontenta della vita. Che succede? Indovinate? Il tutto però con una certa eleganza, naturalmente. Abe si insinua nella vita della ragazza, ma non trova la sua soddisfazione, e tenta anche con l’insegnante attempata, ma ci vuole qualcos’altro… un progetto di vita, qualcosa che gli faccia sentire la vita fremere… e così decide di attuare il delitto perfetto. Uccide, e proprio nel togliere la vita a un uomo sente ritornargli dentro la vita.

Ma è davvero Woody Allen? Viene in mente la brutta copia di Match Point, o la brutta copia di… insomma, davvero tante brutte copie. Mi sa che come cinepanettone abbiamo già dato. Era meglio se andavo a vedere un film italiano, almeno donavo soldi al cinema nostrano!

 

Sara Marzo

 

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Giuseppe Cederna – un attore di teatro con la T maiuscola

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Giuseppe Cederna

 

Si, va bene, ok, nobili origini, grandi film, blablabla… ma vogliamo davvero definirlo un attore anche di teatro?

Con questa premessa me ne sono andata a teatro, al Puccini, che di nobile, forse, ha solo il nome, dove una settimana prima ero andata a vedere una cabarettista… mah.

E così, dopo un caracollare fra il traffico da Careggi alle Cascine, con l’emozione nel cuore, emozione che da sempre ho quando vado a teatro, anche se vado a vedere uno spettacolo dell’amico della zia della nonna del cugino, quindi di nessuno, mi sono fiondata nel foyer.

Nel frattempo ci ripenso… vediamo questo Giuseppe Cederna…

E invece…

Ma facciamo un quadretto un po’ meno confuso… Giuseppe Cederna, “figlio del giornalista, ambientalista e politico italiano Antonio Cederna e nipote della scrittrice e giornalista Camilla Cederna, Giuseppe Cederna esordisce come attore nel 1982 con Cercasi Gesù. Tra le sue interpretazioni più note vi è la parte del soldato Antonio Farina, follemente innamorato di una prostituta che poi sposerà, nel film Mediterraneo (1991). Sempre diretto da Gabriele Salvatores, aveva interpretato…” così recita Wikipedia.

Ci ritroviamo in trincea… sacchi di sabbia e una porticina, che si apre in una capanna di fango… con una piccola luce… un uomo disteso sui sacchi di sabbia, sembra quasi morto, e sussulta al fragore delle palle di cannone. E’ la guerra, ma perché la guerra? E quale guerra… qui inizia il nostro viaggio nella storia. 28 giugno 1914, Sarajevo, teatro dell’incipit, teatro di mille guerre, teatro dell’Europa, di quell’Europa che verrà seminata coi fucili, arata coi cannoni, dove nascerà il frumento delle spade.

E non si risparmia, Giuseppe, e ci racconta dei corsi e ricorsi storici, Abramo e Isacco, di come era fatta davvero l’europa, di come le persone giovanissime e per questo senza storia si armano di bombe.

Francesco Ferdinando e la moglie Sofia percorrono i viali di Sarajevo, in mezzo alla folla, e la descrizione mi riporta indietro ma non troppo a Kennedy. L’attentato andrà a buon fine nel senso che solo dopo un mese l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia, e di rimbalzo tutta l’europa verrà inglobata nel conflitto più abominevole e gigantesco della storia. Giuseppe ci racconterà di ragazzi, che vanno alla morte, di cultura, nelle vesti di Ungaretti e non solo, di paesaggi, di tristezza, ma più che altro di devastazione, che lascia sempre comunque spazio a uno spiraglio di speranza. Giuseppe, con la voce, ma più che altro col corpo, ci racconta lo strazio, la desolazione, l’abbandono, la perdita dell’umanità insita nel concetto di uomo.”Le leggi stesse della fraternità dovetti ignorare che fossero leggi” ci dice col corpo e con la voce., “…e continuai la mia guerra, reparti isolati senza ordini dall’alto…”.

Capelli e Manzoni, i musicisti, ci mettono del loro, ma mentre spesso la musica aiuta un attore, laddove manca di bravura, qui fa da colonna sonora fondamentale, come in una tela ogni filo colorato ha la sua importanza, e come in una tela, se mancasse quel filo, ci sarebbe un buco.

Perfetto, uno spettacolo perfetto, con un equilibrio fra parole, musica, movimenti, e più che altro emozioni, difficile da sostenere e da portare avanti per tutto quel tempo. E continuiamo ancora a domandarci, come sempre d’altronde, ma perché è scoppiata la guerra, ma perché poeti come Ungaretti e il resto han dovuto perdere tutto quel tempo a far finta di non essere uomini?

La domanda, questa domanda, resterà certamente senza un’ottima risposta.

La mia domanda ha certamente una risposta: sì, possiamo definire Giuseppe Cederna anche un bellissimo attore di teatro, di teatro passionale, di teatro con la T maiuscola, come pochi se ne vedono. E scusate la mia ignoranza.

 

Sara Marzo

Visto il 4 dicembre al Teatro Puccini di Firenze

 

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L’ultima estate dell’Europa – La grande guerra secondo Giuseppe Cederna

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Buio. Luci. Luci basse su questo piccolo uomo abbandonato sul materasso vecchio e consunto, lui stesso sembra parte di quel materasso. Si alza e prende le sembianze di un soldato riportandoci indietro nel 15/18, su quelle montagne, in mezzo al fango, al freddo, ai liquami di una trincea.
Inizia spiegando il perché di quella guerra, cominciata, non me lo ricordavo quasi più, col pretesto di un attentato terroristico, l’assassinio dell’arciduca dell’impero austro-ungarico.

Giuseppe diventa, quasi senza soluzione di continuità, ognuno degli attentatori i quali anche allora erano pronti ad immolare se stessi per una causa Eroi o vigliacchi e assassini?! Anche allora erano giovani strumentalizzati, parte di un meccanismo in cui pare che sopprimere sia l’unica soluzione.
L’Arciduca e la consorte muoiono e come detto prima questo causerà la grande guerra.

Come in ogni guerra i protagonisti principali sono (purtroppo non solo) i militari: dal Generale Cadorna al semplice soldato, col suo corpo minuto Giuseppe li reincarna, ognuno col suo percorso di vita, le sue ambizioni, l’angoscia, la tristezza e la sopraffazione della guerra Nei pochi attimi di pace dal conflitto sei stordito come loro in mezzo alla bellezza maestosa di quelle montagne, puoi mettere i piedi nel torrente e quasi sentire l’acqua limpida che li lambisce.
I due musicisti in scena hanno aiutato in modo discreto ma efficace il protagonista ad esprimere i sentimenti e i rumori dei personaggi interpretati.
Alla fine dello spettacolo Giuseppe Cederna è venuto brevemente a salutarci, visibilmente e comprensibilmente provato perché per quegli 80 minuti era stato lì davanti a noi, donandoci letteralmente l’anima.
Grazie Giuseppe!

Francesco Rizzello

 

Visto il 4 dicembre al Teatro Puccini di Firenze

 

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La meravigliosa poesia decrepita di Animali da bar dei CARROZZERIA ORFEO

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foto Laila Pozzo

Uno spettacolo imperdibile al ridotto del Teatro della Pergola

Questo è uno spettacolo da vedere. Tutto qui. La recensione dovrebbe terminare già adesso. Visto che andrà ancora in scena presso il ridotto del Teatro della Pergola anche sabato 12 e domenica 13 dicembre, l’unica cosa sana da fare è consigliarvi di rimandare qualsiasi altro impegno già preso e farvi un bellissimo regalo. Una perla da godere a prezzo stracciato.

 

Per favore, andate a vedere questo spettacolo. Cinismo, poesia arrugginita e scrostata e scalcinata ma così sincera da commuovere. Il testo è bellissimo e loro davvero bravi. Se non vi piace vi rimborso io il biglietto.

 

Visto venerdì 11 dicembre al Teatro della Pergola di Firenze

Leonardo Torrini

 

 

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MILITE IGNOTO quindicidiciotto di Mario Perrotta – una recensione

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Un monologo da mille uomini

Spettacolo monouomo, se così si può dire, monouomo che è dieci, cento, mille uomini, con dieci, cento mille lingue… che da civile diventa istantaneamente militare.

Ma che vuol dire civile? Sinonimo di civiltà?

Mani, piedi, occhi, orecchie, fischi, luci, rumori, respiri, buio, coraggio… e si parte… comincia il cammino, come dice Perrotta. Vestiti, pelle, afrori e chi più ne ha più ne metta, in un unico corpo, un polifemo fatto di mille personalità, di mille voci, di mille emozioni, militi noti pronti al trapasso…

In fondo la prima guerra mondiale ha unito l’Italia… le lingue, le persone, tutte unite in una tragedia, in un disastro di dimensioni gigantesche. Questa è sicuramente l’unica nota positiva della guerra, se la guerra e la perdita di umanità si può dire che abbiano note positive.

Monologo mono uomo, abbiamo detto, poliglotta, poliumano, polifemico, polimemorico. Quindi di mono, c’è davvero poco.

Sì, la guerra è inutile, la morte delle persone così, inutilmente è infame, ma come sempre rimane la speranza.

Il milite noto è in realtà ignoto… ma che vuol dire ignoto… ignorato? O semplicemente perché ce ne sono un sacco di persone morte e quindi il milite, parola singolare in realtà è plurale, ma non ha nome e solo una bandiera? E ignorato, nel senso che ci si dimentica, col freddo e la morte accanto a noi, quali e chi sono i nostri nemici? E dove sono in verità questi nemici? Ma non è che la lingua diversa, questa polifonia di suoni e parole ci rende vicendevolmente nemici?

Musica di sottofondo, musica tristissima, toni bassi, correlati alle parole, alla polifonia data da varie lingue, che dà un tono di morte. Morte e diversità che in realtà uniscono gli uomini in un’unica voce, in un’unica disperazione, in un’unica emozione.

Bravissimo Perrotta, non a caso vince poi il premio Ubu, l’Oscar del teatro italiano.

 

Visto Giovedì 19 novembre al Teatro Puccini di Firenze

Sara Marzo

 

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Ultimi posti per l’anno 2015/2016!

ragazzi ed adulti

I anno – 3 posti disponibili
II anno – esaurito
III anno – esaurito
Laboratorio Shakespeare – 2 posti disponibili

teatro per over 60
La Bella Età – 1 posto disponibile

11 sacrosanti motivi per voler essere attore di teatro

 

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Vi sono molti buoni motivi per voler intraprendere la carriera di attore.

Ne esistono anche tanti per non farlo.

In verità ve ne sono almeno 11 che sono davvero futili ma al tempo stesso sacrosanti.

Sono motivi in grado di stimolare chiunque a volerci provare, cani e porci. Sulla riuscita, va da sé, non possiamo aggiungere molto da questa tastiera.

 

NOTA BENE tutti i motivi sotto riportati sono validi esclusivamente in riferimento al solo teatro italiano

 

 

  1. per imbroccare, cuccare, fidanzarsi ufficialmente

  2. (se già fidanzati) per imbroccare, cuccare, farsi l’amante ufficialmente

  3. per avere la pelle più liscia (strano ma vero)

  4. per potersi mettere la sciarpa al collo in tutte le stagioni

  5. come ottimo tema di conversazione quando si è in fila alla posta

  6. per farsi crescere la barba impunemente

  7. per rendere orgogliosa la propria madre

  8. essere pagato per dire cose imbarazzanti

  9. come ottimo tema di conversazione per vostra madre quando è in fila alla posta

  10. come vendetta verso gli odiosi compagni delle scuole elementari che oggi fanno gli impiegati (tiè!)

  11. per Giulia

 

 

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