IL SOLDATO: l’orrore di immaginare tutto con poco

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IL SOLDATO di Franco Fortini

Ultimo spettacolo di quest’anno, almeno per me, che conclude la tematica sulle grandi guerre. Partendo da Buffa, con Le olimpiadi del 36, passando da Perrotta con Milite ignoto e arrivando a Cederna con L’ultima estate dell’Europa, mi sono fatta tutta l’Europa dal ‘18 al ’45, concludendo davvero con una perla. Prima messa in scena del Soldato nel 1944, opera rivoluzionaria, giovanile e forse di poco conto nell’allora attuale letteratura italiana.

Che dire? Si parte con pannelli e ombre, il ricordo delle ombre cinesi, dei giochi dei bambini mentre una voce narrante ci racconta chi era Fortini, lo inquadra in modo magistrale in quel tempo, quel suo tempo tribolato. Ombre cinesi che ci danno la solitudine e l’orrore dell’immaginare il tutto con poco. Emozionante. E parole, parole e situazioni, come sempre niente scenografia: pannelli di luce, una sedia e poche persone. Frasi veritiere: ogni borgo ha il suo impiccato e ogni bosco ha il suo partigiano. E un accenno a Marzabotto, a Sant’Anna di Stazzema, dove proprio ieri hanno riposizionato la stele dei caduti. Ma dov’è questa guerra? E chi è o meglio cosa è il soldato? Il soldato siamo noi, che scegliamo di combattere la nostra battaglia per affermarci nella nostra stessa vita. Il soldato è lui, che non ha capito niente di ciò che combatte, che combatte e basta perché non sa fare altro, il soldato è quell’altro, che abbraccia una causa e in modo automatico segue le tracce, il soldato è il vicino di casa, che se ne frega di tutto il resto, il soldato è il padre, che deve trovare un’idea migliore per andare avanti.

La guerra siamo noi, la guerra ce l’abbiamo dentro, quando siamo a un bivio, quando la crisi ci assale e dobbiamo scegliere fra noi e loro, fra di qua e di là, fra destra e sinistra, fra tutto e niente. E la nostra decisione cambierà la vita, la nostra vita, la loro vita. Un vortice, un sacco di parole, che ci fanno capire che comunque bisogna sempre scegliere, senza essere pecore, senza vergognarsi della propria idea, nel rispetto di tutto e tutti. Sembra retorica, lo so, ma direi che è tutto molto attuale, specie adesso, vicino al 25 aprile, data importante, data fondamentale nella nostra vita… e noi che non sappiamo che farcene di questa nostra libertà.

Dovrebbero fare questo spettacolo nelle scuole, dovrebbero risvegliare la coscienza dei giovani e non solo.

Ma tiriamo le fila: la scenografia? Essenziale e suggestiva. Gli attori: bravi a far capire ciò che Fortini voleva. La platea? Piena di giovani. Unico neo, una cretina dietro di me che oltre a dormire se lo è anche russato. All’armi!!!!!!

 

Visto il 21 aprile al Teatro Puccini di Firenze

Sara Marzo

 

Officina Teatro ‘O scuola di recitazione dal 1996

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